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Brigitte Calls Me Baby – Irreversible

Di band derivative in giro ce ne sono state, ce ne sono e ce ne saranno sempre un’infinità finché qualcuno farà musica. Perché prendere spunto da ciò che è stato è nella natura umana, ricalcare ciò che ha già funzionato una o più volte, provando magari a metterci del proprio o ad elaborare il tutto sotto un’altra chiave di lettura. Nel caso dei Brigitte Calls Me Baby da Chicago, che il loro mondo di riferimento fosse la new wave più languida, con Morrissey e i suoi Smiths posizionati lì sul piedistallo, era apparso chiaro già con “The Future Is Our Way Out”, il loro esordio sulla lunga distanza pubblicato a metà 2024. Non un male in assoluto perché, come dicevamo, basta metterci un po’ del proprio per trasformare quello che potrebbe sembrare un banale tributo in un disco cui prestare attenzione. I cinque c’erano riusciti eccome con l’esordio, investiti come sono stati da un’onda di apprezzamento che da parte loro hanno saputo cavalcare bene, non facendosi affatto pregare per portare il più possibile in giro la loro musica (anche in apertura dello stesso Morrissey, giusto per fugare ogni dubbio residuo).

Il sophomore della band americana, Irreversible, arriva a neanche due anni dal debutto e, fondamentalmente, prosegue sulla scia del predecessore, anche perché immaginiamo che, visto il loro intenso girovagare in giro per il mondo, il tempo a disposizione per esplorare nuove strade sia stato decisamente poco. Quindi un viaggio in quegli anni ’80 fatti di romanticismo decadente e chitarre liquide, alla ricerca di mostri sacri come Echo & The Bunnymen e The Cure, con l’accoppiata composta da The Pit e Truth Is Stranger Than Fiction che la dice più lunga di un certificato di nascita. Come nel disco del 2024, anche in “Irreversible” i Brigitte Calls Me Baby regalano qualche puntata più indie rock come Slumber Party e qualche vena più sintetica in passaggi come These Acts Of Which We’re Designed, che sono anche la quota più fresca della loro proposta, ma senza scostarsi poi molto da un canovaccio che per il resto sembra inciso nella pietra.

A voler cercare un flebile elemento di discontinuità tra “The Future Is Our Way Out” e “Irreversible” lo troviamo nel quasi completo abbandono di certe asperità post punk, che nell’esordio erano leggermente percepibili mentre adesso sono venute completamente meno. A completare il quadro c’è la netta e accresciuta attenzione nei confronti della voce di Wes Leavins, che risulta ancora più pulita, ancora più sottolineata, ancora più protagonista in un contesto in cui faceva già il buono e il cattivo tempo. La conseguenza è che, a partire dall’iniziale There Always e proseguendo per l’intera tracklist, non si riesce più a scindere del tutto − come dicevamo poco sopra − il tributo a un maestro dalla mancanza di uno stile proprio. E quindi è un po’ un piccolo passo indietro questo “Irreversible”, o quantomeno non il passo in avanti che ci si aspetterebbe da una band nel fiore della propria verve creativa, un passo indietro che per il momento sospende il giudizio sui Brigitte Calls Me Baby in attesa delle loro prossime mosse.

2026 | ATO

IN BREVE: 3/5

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