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Callisto – Secret Youth

secretyouthAttivi da 15 anni, i finlandesi Callisto partono dalla lezione doom-core dei Neurosis con il promettente, seppur derivativo “True Nature Unfolds” del 2004. Forte delle buone critiche ricevute, la banda finnica ci riprova due anni più tardi con il coraggioso “Noir”, lavoro che mescola le carte in tavola inserendo sax e una leggera vena jazzy in un contesto che tenta di affrancarsi dai padri del genere, mantenendo comunque un forte legame con gli Isis. Succede qualcosa tra il 2007 e il 2008, ovvero viene arruolato un nuovo cantante Jani Ala-Hukkala, timbro cristallino ma zero duttilità. Nel 2009 nasce “Providence”, un’improvvisa sterzata verso un post-rock dalle forti tinte gotiche, un album pieno di brani che presi singolarmente si fanno apprezzare, ma messi tutti assieme finiscono per sfiancare l’ascoltatore come un pretendente assillante su Facebook.

Sono passati 6 anni da allora, i Callisto li credevamo eclissatisi nella moria che, pian piano, ha colpito diverse band post-hardcore. Invece, rieccoli qui con Secret Youth, prova che non mostra nessun cambiamento rispetto a “Providence”, anzi, ne ribadisce tutti i difetti. Se però il predecessore aveva due pezzi invero bellissimi (“New Canaan” e “Rule The Blood”), “Secret Youth” è un tracollo su tutti i fronti.

Monocorde e tedioso, lo stile dei Callisto non fa che ripetere sempre gli stessi concetti. Riffing ostinatamente in minore anche laddove il registro può tranquillamente variare, il batterista Ariel Bjorklund inchiodato su due-tre andature e il singer Hukkala che espone le sue lagnose trame tutte uguali senza riuscire a tesserne una che si imprima in testa. Non serve a nulla avere un cantante “pulito” se questo non forgia delle melodie degne di nota.

“Secret Youth” si distende così come un vecchio tappeto su un pavimento di noia assoluta in una casa infestata dai fantasmi del grigiore creativo. Sembra muoversi qualcosa in Breasts Of Mothers e Grey Light ma siamo già rispettivamente alle tracce numero 6 e 7, troppo tardi per risollevare una situazione desolante.

Monotonia a secchielli e incapacità di uscire da uno schema che, se in “Providence” poteva lasciar supporre potenziali margini di miglioramento, adesso che viene riciclato in tutte le sue deficienze, ci fa stramazzare a terra esausti da così tanta assenza di piglio creativo, si riassume così “Secret Youth”. Girate alla larga, per il vostro bene.

(2015, Svart Records)

01 Pale Pretender
02 Backbone
03 Acts
04 The Dead Layer
05 Lost Prayer
06 Breasts Of Mothers
07 Grey Light
08 Ghostwritten
09 Old Souls
10 Dam’s Lair Road

IN BREVE: 2/5

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