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Dead Poet Society – -!- (The Exclamation Album)

Più che un’esclamazione è un interrogativo ad ossessionare un possibile attento ascoltatore per l’intera durata di -!- (The Exclamation Album), debut dei Dead Poet Society: “Fanno sul serio oppure no?”. Il quesito è lecito nel momento in cui si pongono sonorità e stesura dei testi a confronto: l’alt rock dei DPS comprende influenze blues e punk, e rimanda agli esordi di Royal Blood, Nothing But Thieves, Cleopatrick, The Amazons e simili, tutti gruppi di rilievo sulla scena alternative attuale; per quanto concerne concept e songwriting invece “si va ne l’etterno dolore”, come direbbe il Sommo Poeta.

Impiegare sei anni per la realizzazione di un disco si presume sia sufficiente per sperimentare e soprattutto maturare per qualità di scrittura e di argomenti, cosa che qui non si percepisce più di tanto. È stata data molta importanza all’estetica e i puntini, anziché essere messi sulle i, hanno preferito piazzarli a un po’ a caso all’inizio e alla fine del titolo di una traccia, così come alcuni intermezzi disseminati qua e là, attraverso i quali pare di capire che l’idea primaria dell’album ruoti intorno alla percezione dei sentimenti (e fin qui di dubbi ce n’erano pochi) e di sé.

Le capacità del frontman Jack Underkofler sono indubbie, al pari di quelle dei compagni di band Jack Collins, Will Goodroad e Dylan Brenner, rispettivamente chitarra, batteria e basso, ma ancora abbastanza acerbe: nonostante la valida preparazione è infatti possibile riscontrare un po’ di ripetitività nella scelta del sound. Un esempio palese riguarda il motivo di fondo e i guitar riff di .burymewhole., riproposti praticamente uguali in primo piano nella blueseggiante .CoDA., pezzo di punta adatto all’alta rotazione.

Oltre a quest’ultimo, a tenere maggiormente banco sono le chitarre cariche di .intoodeep. e .georgia. e il trittico coerente e composto da .lovemelikeyoudo., .loveyoulikethat. e .beenherebefore., ovvero tre pezzi che urlano letteralmente la formula “Royal Blood + Nothing But Thieves” ad ogni nota. Tra i riempitivi di minor peso si contano .getawayfortheweekend. con il suo ritornello in stile “Fall Out Boy prima maniera” e i giri di batteria di .AmericanBlood., mentre staccano totalmente dal mood generale, mostrando un minimo di diversificazione, gli echi della semi-ballad atmosferica I Never Loved MySelf Like I Loved You, la più cupa, distorta ed elettronica .SALT. e la chiusura acustica riservata a .haunted..

“The Exclamation Album” avrebbe potuto decisamente dare molte più soddisfazioni, considerati i tempi di attesa e la qualità del sound, e come gli alunni dall’esito incerto si rimandano a Settembre per un esame di riparazione, si attendono sviluppi in materia di songwriting per avere un quadro più chiaro su cosa siano effettivamente in grado di raccontare (di realmente interessante) i Dead Poet Society.

(2021, Spinefarm)

01 -!-
02 .futureofwar.
03 .burymewhole.
04 .getawayfortheweekend.
05 .AmericanBlood.
06 .intoodeep.
07 .georgia.
08 -JU-
09 I Never Loved MySelf Like I Loved You
10 .SALT.
11 .CoDA.
12 .loveyoulikethat.
13 -gopi-
14 .lovemelikeyoudo.
15 .beenherebefore.
16 .haunted.

IN BREVE: 2,5/5

Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.

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