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Devo – Something For Everybody

Il mondo come una pallina da golf e un microfono al contrario per spazzarlo il più lontano possibile. La poetica di quell’assurdo quintetto che si faceva chiamare Devo e che vestiva tute gialle e vasi a mò di cappelli, era più o meno questa lungo tutti gli anni ‘70. Devo come de-evoluzione, come teorizzazione del disfacimento del mondo, della sua fine, dell’uomo che s’avvita in una spirale apocalittica. La loro teoria contraddiceva Darwin, ipotizzava la decadenza dell’essere umano, oramai lobotomizzato dalla tecnologia e dall’omologazione. Nove album in studio a metà tra dada, futurismo e teatro dell’assurdo, una rivoluzione etica e estetica, ma poi il buio da vent’anni a questa parte. Fino a questo giugno. I Devo dei fratelli Mothersbaugh e Casale (ma senza Josh Freese) tornano con un nuovo disco che arriva a ben 32 anni dal debutto pirotecnico di “Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!”, il titolo è Something For Everybody e la band di Akron lo fa anticipare da piccolo clip-comunicato che recita cosi:“trent’anni fa un gruppo musicale profetizzò l’avvento di un mondo de-evoluzione. Avevano ragione. Ma nel 2010 invece di rifiutare questo mondo decidono alla fine di abbracciarlo”. Dunque i Devo del nuovo millennio accantonano la sfera di cristallo e si “godono” il disfacimento. E’ così che i pezzi di questo nuovo disco sono baldoria pura, divertimento, freschezza (Fresh), un pallone colorato che acquista velocità ma mano che la discesa si fa più scoscesa. I Devo accettano il delirio, “lo abbracciano” e, così com’è, lo cantano. Prendi un pezzo come What We Do, è l’ineluttabilità dell’azione umana: dritta verso il burrone. I Devo di “Something For Everybody” sono meno rivoluzione sonora, ma riescono comunque a generare suoni elettronici che attecchiscono immediatamente. Giochi robotici, rock ‘n’ roll cibernetici, dondolamenti digitali, i 12 pezzi dei Devo sono il miracoloso mix di passato, presente e futuro che confluiscono senza differenze in un unico giradischi universale. Se trent’anni fa dovevano vestirsi da robot per farsi notare, i Devo di oggi sono già degli eroi per essere tornati con la loro musica, anche con qualche chilo in più, anche senza quel ”energy dome” in testa (il cappello a forma di vaso che nella nuova copertina è un cioccolatino da mandare giù), anche decidendo di ballare della de-evoluzione che avevano predetto. Laoconte va in pensione e se lo merita.

(2010, Warner)

01 Fresh
02 What We Do
03 Please Baby Please
04 Don’t Shoot (I’m A Man)
05 Mind Games
06 Human Rocket
07 Sumthin’
08 Step Up
09 Cameo
10 Later Is Now
11 No Place Like Home
12 March On

A cura di Riccardo Marra

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