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Egle Sommacal – Tanto Non Arriva

E’ vero, “Legno” per Egle Sommacal è stato croce e delizia. Croce, perché sancì che lui, senza i Massimo Volume, è musicista bravissimo ma sostanzialmente solitario, melanconico, sinistro. Delizia, perché le composizioni di quel disco lo mostravano nell’arte che meglio conosce: la chitarra con le sue mille facce, ora ammiccante di arpeggi, ora arcana di crepitii, e soprattutto acustica, laddove il musicista bellunese aveva sempre dato il meglio di sé con la sei corde elettrica (certo nei Massimo Volume, ma anche con Ulan Bator e Wu Ming). Superato quel debutto e rimessi assieme i cocci dei Massimo Volume con uno splendido tour e la promessa di un disco prossimo, Egle mette a segno il suo secondo capitolo Tanto Non Arriva. Undici composizioni naturalmente per chitarra (non esclusivamente acustica, stavolta), ma soprattutto per varie ed eventuali. Nel disco infatti si assiste a un capannello di strumenti che non t’aspetti: tuba, sax contralto, sax tenore, tromba che arricchiscono le strutture messe su da Sommacal con la sola chitarra. I titolari dei fiati sono una vecchia conoscenza di Bologna, l’anarchica Banda Roncati. Risultato? Un album che strania, stupisce, non convince nelle prime battute ma che poi finisce per prendere almeno un po’. Piacciono ad esempio quei riferimenti balcanici in un pezzo come Elefanti. Una tromba annuncia l’inizio del pezzo quasi fosse alla porta del palazzo del sultano. Poi è tutto un susseguirsi di timbriche, di messaggi sonori, di indizi, di attesa. Nella tracklist, oltre al trasversale impianto jazz, c’è anche del blues anomalo, come quello di Becco d’anatra e di Hospital Blues con una chitarra scura di Sommacal e i fiati a corteggiarla. E poi anche qualche riferimento a colonne sonore da club notturni d’America, tra cicche di sigarette, drink e poltroncine di velluto rosso (Alcuni Dicono Buonanotte, La Sera). C’è almeno una ninna-nanna alla maniera di Sommacal: Il Tuo Lato Del Letto è il brano più vicino a qualcosa dei Massimo Volume come “C’è questo stanotte”: solitudine urbana nello sfondo di uno scivolare di macchine nella notte. Il titolo, infine, riassume alla perfezione lo stato d’attesa di un disco che pare la soundtrack di un film tutto da capire, tutto da riempire, il cui protagonista, alla fine dell’ultimo brano Albero Capovolto e degli oltre quaranta minuti di musica, ancora non è arrivato.

(2009, Unhip)

01 Fuori Dal Bar
02 Le Ragazze Hanno Sempre Ragione
03 Alla Ricerca Di Un Lavoro
04 Becco D’Anatra
05 Alcuni Dicono Buonanotte, La Sera
06 Hospital Blues
07 Fumatori Di Carta
08 Elefanti
09 Di Nuovo Alla Ricerca Di Un Lavoro
10 Il Tuo Lato Di Letto
11 Albero Capovolto

A cura di Riccardo Marra

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