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Faten Kanaan – A Mythology Of Circles

Il primo aggettivo che viene in mente parlando di questo disco è “elegante”. Si tratta di un’eleganza che tuttavia non è solo cifra stilistica, perché la musica di Faten Kanaan, compositrice di musica elettronica sperimentale di base a Brooklyn, New York, è ricca di contenuti e materia specialistica sia sul piano pionieristico per quello che riguarda l’uso della strumentazione e le modalità di lavorazione, che per quello che riguarda la sua formazione che è sostanzialmente di carattere classico. Tanto sul piano musicale quanto culturale.

A Mythology Of Circles è una pubblicazione anomala per quello che riguarda il panorama musicale della Fire Records. Faten Kanaan non è un’artista pop e questo disco, la cui struttura narrativa si ispira appunto alla mitologia classica, ma declinata in una maniera ampia che è patrimonio culturale tout-court, dalla letteratura all’arte pittorica e quella cinematografica, fino appunto a quella musicale. Senza considerare che c’è una componente classica che si può considerare come materiale contemporaneo e che comprende neorealismo ma in generale tutto quello che è “alto” (ma pure pop, se si fa riferimento a caratteri della cultura new age, ma anche a incursioni della musica pop rock nel campo della strumentazione elettronica) che è successo nel secolo scorso.

Possiamo parlare di musica neoclassica, passaggi come Hesperides ed Erewhon sono delle meravigliose sinfonie che sembrano risuonare come un’arpa. Il carattere ciclico delle composizioni ricorre da Ishtar Terra a The Archer, a Birds Of Myrrh, così come c’è una certa solennità liturgica che assume un carattere sacrale e toni inquietanti (ad esempio Sleepwalker, una ambient che si potrebbe definire in qualche maniera “importante”, oppure Patagonia Motet 2: Andes e The North Wind).

Apparentemente quello di Faten Kanaan è un nome nuovo. Ma questa giovane compositrice e artista è al quarto LP pubblicato negli ultimi quattro/cinque anni e senza dubbio l’approdo sulla Fire Records per lei costituisce un’occasione importante, tanto da farci rendere merito alla label per avere fatto una scelta coraggiosa e controcorrente rispetto alle “mode” dominanti anche sul piano della musica indipendente. La scelta è vincente, almeno per quello che riguarda la grande qualità di questo disco che si presta benissimo a un ascolto anche disimpegnato, sebbene si possano cogliere sfumature importanti e sempre nuove ogni volta. Siamo lontani tanto da un approccio muscolare di una certa musica ambient quanto da un approccio tipo “acquarello” della musica indie. Molto bene, adesso sta agli ascoltatori farsi avanti.

(2020, Fire)

01 Patagonia Motet 1: Lago
02 The Archer
03 Hesperides
04 Birds Of Myrrh
05 Night Tide / Anteros
06 Sleepwalker
07 Mist And Madrigal
08 Rêve-Rivière
09 Erewhon
10 Patagonia Motet 2: Andes
11 The North Wind
12 The Heron
13 Ishtar Terra

IN BREVE: 3,5/5

Sono nato nel 1984. Internazionalista, socialista, democratico, sostenitore dei diritti civili. Ho una particolare devozione per Anton Newcombe e i Brian Jonestown Massacre. Scrivo, ho un mio progetto musicale e prima o poi finirò qualche cosa da lasciare ai posteri. Amo la fantascienza e la storia dell'evoluzione del genere umano. Tifo Inter.

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