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Fontaines D.C. – A Hero’s Death

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, ai Fontaines D.C. come next big thing nel panorama indipendente d’oltre Manica. “Dogrel”, uscito poco più di un anno fa, è stato un biglietto da visita che ha fruttato anche una nomination ai Mercury Prize del 2019, creando molteplici aspettative sul futuro prossimo degli irlandesi. E la fervida vena compositiva di Grian Chatten e soci non si è assopita dietro i fasti di un esordio col botto. Anzi. I dubliners hanno reagito all’ansia da prestazione scrivendo senza soluzione di continuità, esorcizzando il rischio del blocco con un’ipertrofia compositiva. Una reazione che nasce dal bisogno di mettere nero su bianco l’urgenza emotiva delle conseguenze di questi primi scampoli di successo.

L’autenticità si palesa proprio in questo: il quotidiano si trasforma ed emerge la necessità di raccontare quello che accade intorno. Scritto per gran parte nei ritagli di tempo libero durante il tour americano dell’anno scorso, A Hero’s Death è la cronaca di un’alienazione, un lucido sogno in cui ci si interroga su quale direzione prendere ora che le vite sono in movimento. Un punto di vista interno, quindi, che si allontana da una scrittura più tendente al racconto che aveva contraddistinto la narrazione di “Dogrel”. Anche in questo lavoro le fonti di ispirazione letteraria non mancano: il titolo riprende una frase dall’opera di Brendan Behan, “The Hostage”, che, a sua volta, non può non annoverare nel proprio background “L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo.

Alla produzione nuovamente Dan Carey, che ancora una volta è riuscito a cogliere perfettamente le esigenze dei Fontaines, orientando suoni e sfumature di questa nuova traiettoria stilistica. Un disco cupo, dalla cifra sonora omogenea e compatta. Dà meno spazio a episodi innodici, che tanto avevano caratterizzato il primo lavoro, per fare posto a lunghe code strumentali e litanie ipnotiche. C’è maggiore rabbia e disillusione in “A Hero’s Death”: un brulicare di feedback febbrili si mescola a melodie nervose, situandosi in territori sonori altezza The Fall e Birthday Party.

La malinconia scorre vivida nelle vene del brano d’apertura, I Don’t Belong: riff che si trascinano e si agganciano perfettamente a quelli del pezzo successivo, Love Is The Main Thing, breviario sull’amore secondo i Fontaines. Il cantato ipnotico di Chatten è l’architrave di Televised Mind, fomentata dalle scudisciate delle chitarre di O’Connell e Curley e dalla granitica sezione ritmica. I riverberi di A Lucid Dream orientano verso lidi britpop tuttavia senza perdere la vivida frenesia postpunk. You Said si colloca tra i Joy Division e il Rowland S. Howard solista, altezza Pop Crimes: il testo introspettivo di Chatten anela a melodie concilianti.

Evidenti e vibranti sono le loro radici irlandesi in Oh Such A Spring: brano à la Pogues, di una malinconia strisciante, che proietta l’ascoltatore direttamente tra le verdi brughiere delle Midlands a rimirare cieli infiniti. Le vorticanti chitarre di una tiratissima title track accompagnano i versi ottimisti di un Grian ispirato (“Life ain’t always empty”), prima di deflagrare nella sonica e lugubre Living In America, figlia delle fughe rumoristiche degli Spacemen 3. I toni perdono di intensità sul finale ma resta intatta la capacità evocativa di testi e musica: la conclusiva No è una ballad sul saper perdonare a se stessi errori e mancanze.

Confermarsi a distanza di tempo così ravvicinato, senza sfornare un doppione del disco d’esordio, non è una cosa riuscita a molti. Certo, i Fontaines D.C. non hanno inventato nulla da zero, i suoni si innestano in una tradizione oramai quarantennale, ma in entrambi i lavori si scorge un’attitudine comune: un’urgenza comunicativa autentica, non dettata da forzature stucchevoli o da scelte celanti stanca motivazionale. “A Hero’s Death”, in più, con questo suo concept sound cupo e frenetico, testimonia una crescita compositiva nel breve periodo che candida Chatten e soci a essere una certezza nel panorama indipendente mondiale. L’eroe (non) è morto! Lunga vita all’eroe!

(2020, Partisan)

01 I Don’t Belong
02 Love Is The Main Thing
03 Televised Mind
04 A Lucid Dream
05 You Said
06 Oh Such A Spring
07 A Hero’s Death
08 Living In America
09 I Was Not Born
10 Sunny
11 No

IN BREVE: 4/5

Nasco a S. Giorgio a Cremano (sì, come Troisi) nel 1989. Cresco e vivo da sempre a Napoli, nel suo centro storico denso di Storia e di storie. Prestato alla legge per professione, dedicato al calcio e alla musica per passione e ossessione.

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