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Garbage – Not Your Kind Of People

Magari un giorno qualcuno riuscirà a mettere in piedi una valida teoria, un sistema matematico-scientifico che riesca a spiegare perché una band che ha goduto di un certo successo, ma che ha inevitabilmente imboccato la strada in discesa della propria parabola, decida invece di proseguire strenuamente nel produrre materiale. Rovinando quel (poco, a volte) di buono che è stato fatto alla ricerca di non si capisce bene cosa, dato che la semplice “voglia” di andare avanti non è sempre sufficiente a realizzare qualcosa di apprezzabile e, soprattutto, a giustificare certe scelte artistiche. Il nostro è un discorso piuttosto ampio e trasversale ma, nel caso specifico di quest’articolo, lo applichiamo in pieno ai Garbage. La band di Butch Vig (sì, quello che ha prodotto “Nevermind”, sì, quello che ha prodotto anche “Siamese Dream”, sì) nella seconda metà degli anni ’90 s’era distinta per un ottimo rock venato di dance, grazie a un’impostazione musicale a cavallo fra i generi e alla strabordante personalità della vocalist Shirley Manson. Una che in quanto a presenza scenica e sensualità ha poco da invidiare a chiunque altra. La musica, però, non è un concorso di bellezza né un reality show, quindi va da se che serva la sostanza per meritarsi la sufficienza. E questo Not Your Kind Of People, quinto lavoro in studio dei Garbage dopo una “pausa di riflessione” lunga ben sette anni, di sostanza ne ha veramente poca. A parte qualche sporadico episodio (vedi Sugar e la title track) in cui riaffiorano la sensualità di cui sopra e un sound più etereo che meglio s’addice alla dimensione matura della Manson d’oggi, il resto dell’album è una vera accozzaglia di ritmi da dancefloor buttati lì per stuzzicare gli sculettamenti (Automatic Systematic Habit, il singolo Blood For Poppies, I Hate Love) e chitarrine fintissime (Felt, l’altro singolo Battle In Me, Man On A Wire). Non che “Beautifulgarbage” del 2001 e “Bleed Like Me” del 2005 rappresentassero chissà quale folgorazione, ma l’età meno matura dei protagonisti e forse la vicinanza cronologia ai ’90 riusciva a farceli tollerare senza troppa fatica. Cosa che non succede con “Not Your Kind Of People”. Not our kind of music, verrebbe da dire. Decisamente.

(2012, Stunvolume)

01 Automatic Systematic Habit
02 Big Bright World
03 Blood For Poppies
04 Control
05 Not Your Kind Of People
06 Felt
07 I Hate Love
08 Sugar
09 Battle In Me
10 Man On A Wire
11 Beloved Freak

A cura di Emanuele Brunetto

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