Home RECENSIONI Grandmas House – Baby You’re A Winner

Grandmas House – Baby You’re A Winner

Ha un qualcosa di vagamente evocativo il nome di questa band di ragazze da Bristol, le Grandmas House, letteralmente la casa della nonna. E i più fortunati di noi hanno provato e ricordano bene la sensazione di entrare in casa dei nonni, una sensazione che ogni volta era un po’ come immergersi in una frattura spazio-temporale dove oggetti appartenenti al passato vivevano ancora, mai superati, ancora utili, perfettamente funzionanti e funzionali. Che è anche la sensazione che in qualche modo dà l’ascolto di questo Baby You’re A Winner, l’esordio sulla lunga distanza delle quattro dopo tre interessanti EP (l’omonimo del 2021, “Who Am I” del 2023 e “Anything For You” del 2025).

Sì perché, a partire dalla title track che apre il disco e proseguendo per l’intera tracklist, questo debutto è un omaggio bello e buono ad almeno un trentennio di musica alternativa da metà anni Novanta in poi. No, non avete le allucinazioni uditive se in questo incipit ci sentite un bel po’ di Hole, L7 e Babes In Toyland (e in questo il timbro vocale di Yasmin Berndt ci mette tanto di suo, sempre a metà strada tra Courtney Love, Donita Sparks e Kat Bjelland), così come in The Table che gioca tantissimo sulle atmosfere di “Violet” delle Hole o in Next Big Hit (Choo Choo) che ha un graffio dannatamente nirvaniano.

Prodotto da Ali Chant, già al lavoro in passato con gente del calibro di PJ Harvey, Perfume Genius e Yard Act, “Baby You’re A Winner” è così un piccolo bignami di alternative rock che in DOG fa il verso a una miriadi di robe in giro nei Novanta a stelle e strisce, stessa cosa che accade in Taxidermy che è ruvida da far paura. E poi la ritmica incalzante di Hurricane, il sapore orientaleggiante e la tensione costante di Dance e il refrain che strizza l’occhio alla “The Mercy Seat” del maestro dell’oscurità Nick Cave di I Miss That House. Tutto un campionario di riferimenti che compone un puzzle sonoro variegato ma sufficientemente coeso tra un episodio e l’altro.

Il basso pulsante di Blue Oblivion marca invece chiare traiettorie post punk, che è l’altro mastodontico mondo in cui le Grandmas Home sono andate a pescare la loro ispirazione, ricorrente all’interno del disco e perfettamente in linea con la lunga crisi esistenziale, personale e collettiva, che le Grandmas House affrontano e vivisezionano nei loro testi, dalle relazioni problematiche alla salute precaria, passando per la condizione delle donne (specie nell’industria musicale). C’è sempre un sottile velo di malinconia che avvolge l’intero album, frequentemente squarciato da riff ben assestati: il sound rotondo di Soaked segna uno dei passaggi migliori dell’intero “Baby You’re A Winner”, lasciando intendere come dietro le sfuriate chitarristiche, dietro le ritmiche marziali, dietro la rabbia, ci sia un ben calibrato gusto per l’oscurità, e lo stesso succede nella conclusiva Spring, con fiati dimessi che sul finale del pezzo lasciano al ricordo dell’intero disco un profondo senso di inquietudine.

Melodie e abrasioni convivono così in “Baby You’re A Winner” come fossero studenti fuori sede, un unico appartamento ma ciascuno con la sua stanza a disposizione, compresi i battibecchi per la gestione degli spazi comuni. Succede lo stesso in questo album, che a volte dà come l’impressione di girare un po’ a vuoto (ad esempio in How It Is qualcosa non sembra andare per il verso giusto, idem in alcuni altri sporadici momenti del disco), ma sono solo nei di un esordio positivo che guarda tanto al passato (tra le influenze non possiamo non citare anche le Sleater-Kinney) quanto al presente (c’è una certa affinità anche con gli Sprints, oltre che con tutta l’altra roba post punk) in modo convincente.

2026 | Brace Yourself

IN BREVE: 3,5/5

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