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Gurriers – Nobody’s Coming To Save You

Se vi è capitato di vedere i Gurriers all’opera su un palco in una delle date dei loro tour passati, saprete bene che è quella la dimensione in cui rendono al meglio. Com’è giusto debba essere. Non stiamo ovviamente dicendo che “Come And See” (2024), il loro album d’esordio, fosse un disco non all’altezza della sua resa live, ma è apparso subito lapalissiano come i cinque dubliners siano una band dotata di un’energia e di una carnalità che su disco “arrivano”, sì, ma fino a un certo punto. O sarebbe meglio dire “arrivavano”, visto che Nobody’s Coming To Save You cambia sensibilmente le carte in tavola dei Gurriers, perché sembra proprio un disco puntuale nell’intento di cristallizzare in studio di registrazione ciò che la band è poi sul palco.

La produzione affidata a Mark Bowen (chitarrista degli IDLES) e Loren Humphrey (che ha già lavorato sull’ultimo acclamato lavoro dei newyorkesi Geese) non è propriamente un aspetto secondario, visto che tracce come il singolo Party Lines hanno una ruvidezza punk, una potenza noise e una facilità di hook tutt’altro che indifferente. Il nervosismo che serpeggia in brani come Today’s Not Enough − a mani basse uno dei passaggi migliori del disco, con le sue vene shoegaze − è la costante estetica dell’intero album, mentre Drones è oltre cinque minuti di un’elegia funerea che poi, sul finale, esplode in un groviglio di feedback. Atmosfere soffocanti che percorrono “Nobody’s Coming To Save You” da cima a fondo e che in un pezzo come Waiting For Fisher arrivano al centro del nostro triste mondo e del discorso affrontato qui dai Gurriers: i tempi moderni che ci stringono il cappio al collo, la produzione a tutti i costi, il capitalismo come nuova, drammatica, obbligata religione collettiva.

In questo senso, Shades arremba come deve fare un brano di protesta che si rispetti, scagliandosi tra inserti industriali contro chi non sfrutta la visibilità e la popolarità per esporsi riguardo le giuste cause per cui sarebbe doveroso farlo. Giuste cause che sembrano un po’ la cosa che Dan Hoff preferisce masticare, visto come sta sempre lì a metà strada tra il salmodiare e l’inveire, spesso entrambe le cose allo stesso tempo come in Nothing Happens Twice, dando la netta impressione di essere in possesso di una maturità ben superiore a quella che la sua età potrebbe lasciar pensare. E questo è chiaro fin dall’inizio, quando nella title track Hoff ci prende a colpi di scudiscio richiamandoci da subito all’attenzione su quanto avrà da dirci.

Le abrasioni dei Gurriers, quelle che come abbiamo detto all’inizio li caratterizzano dal vivo, in “Nobody’s Coming To Save You” si moltiplicano, in un sound che è carta vetrata al diamante e nei testi che sono, se possibile, ancora più intrisi di rabbia e lucida analisi rispetto al loro già ottimo esordio. Che l’Irlanda ultimamente sforni meraviglie è un dato ormai inoppugnabile, è il loro momento, sono i loro anni, mentre che anche i Gurriers potessero inserirsi a giusto titolo in questo filone non era affatto così assodato… quantomeno fino ad oggi: il prossimo futuro è tutto di queste band che sanno osservare e riportare, infondendoci una speranza di cui abbiamo drammaticamente bisogno.

2026 | PIAS

IN BREVE: 4/5

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