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HÆLOS – Any Random Kindness

La riuscita del debutto “Full Circle”, pubblicato nel 2016, poggiava le sue basi sull’innegabile capacità degli inglesi HÆLOS di miscelare un bel po’ di storia dell’elettronica, specie il trip hop di maestri quali i Massive Attack, con le più recenti evoluzioni del settore, su tutte quelle portate alla ribalta da Jamie xx e i suoi The xx. Lotti Benardout, Arthur Delaney e Dom Goldsmith l’avevano fatto benissimo e, pur risultando derivativi, avevano pienamente colto nel segno.

A tre anni di distanza rieccoli, non più come trio bensì come quartetto, visto l’ingresso ufficiale in formazione di Daniel Vildósola, chitarrista che aveva già prestato i suoi servizi alla band nella dimensione dal vivo. L’evoluzione richiesta a chiunque si appresti a realizzare un sophomore gli HÆLOS la portano a compimento con un disco, Any Random Kindness, che avrebbe potuto mettersi in scia del predecessore e che invece prova coraggiosamente a mescolare il mazzo e ridare le carte ai giocatori attorno al tavolo.

Sebbene l’incipit dell’album sia affidato all’incedere lentamente in crescendo di Another Universe, col suo scarno tappeto sintetico che fa il paio con la chiusura Last One Out (Turn The Lights Off), gli HÆLOS di “Any Random Kindness” sono ben più ritmati rispetto al debutto, già dalla seguente Buried In The Sand che alza il tono delle percussioni riprendendo certi spunti degli ultimi Radiohead, oppure End Of World Party che unisce suggestioni soul al già citato approccio di Jamie xx. L’apporto di un musicista in più si sente eccome nelle stratificazioni sonore, con Deep State che, posta nel cuore del disco, funge da manifesto degli HÆLOS del 2019, con la chitarra acustica e il piano che finiscono per fare a pugni con una marcatissima linea elettronica.

I cupi traccianti trip hop di Boy / Girl ed Empty Skies sono il gancio più evidente con l’esordio, ma è il contesto in cui si muovono a essere differente e a valorizzarli maggiormente, visto che anche dal punto di vista tematico il focus degli HÆLOS si sposta: se in “Full Circle” gli aspetti prevalenti erano più profondi e umani, per quella che era una sorta di lunga ed eterea seduta psicanalitica, in “Any Random Kindness” lo sguardo viene dall’alto e mette il dito nelle piaghe dell’umanità, dai devastanti cambiamenti climatici (vedi l’inequivocabile Kyoto o ARK col suo chiaro riferimento biblico) all’alienazione digitale in cui – spesso senza accorgercene – stiamo precipitando tutti (Happy Sad).

Tutto ciò, unito al continuo sovrapporsi di onde digitali e spiagge analogiche, synth e corde pizzicate, rende il secondo album degli inglesi sempre imprevedibile e carico di tensione. Ed è lì sul bagnasciuga, dove diventa più difficile separare l’acqua dalla sabbia, che gli HÆLOS trovano la quadra di “Any Random Kindness”: se era la maturazione e la ricerca di una strada più personale che gli si chiedeva, con questo disco i quattro hanno risposto presente senza se e senza ma.

(2019, Infectious)

01 Another Universe
02 Buried In The Sand
03 End Of World Party
04 Kyoto
05 ARK
06 Boy / Girl
07 Deep State
08 Empty Skies
09 Happy Sad
10 So Long, Goodbye
11 Last One Out (Turn The Lights Off)

IN BREVE: 4/5

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