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I Break Horses – Chiaroscuro

chiaroscuroQuesta storia del duo elettronico, un uomo alle manopole e una donna con una voce da sirena, ha un po’ scocciato. Nel senso che tanta di quella roba trasognata e impregnata per lo più di atmosfere plumbee non dispiace affatto (vedi alla voce Beach House), ma è davvero urticante assistere a questi estemporanei e modaioli filoni estetico-concettuali, con nuove formazioni – tutte accomunabili – che vengono fuori come i funghi dopo la pioggia.

Ancor più se un progetto, nel caso specifico quello degli svedesi I Break Horses, era partito da un certo presupposto, salvo virare repentinamente verso altro senza una palese maturazione della scelta, avallando il sospetto che si tratti solo del cavalcare un’onda. Perché “Hearts” (2011), l’esordio sulla lunga distanza di Maria Linden e Fredrik Balck, aveva forma e sostanza parecchio diverse rispetto a questo Chiaroscuro. Lì c’erano un apprezzabile impianto shoegaze-andante in salsa scandinava e una forma canzone piuttosto lineare. In “Chiaroscuro”, invece, i tratti salienti della proposta del duo diventano altri.

In primis cambia l’impianto sonoro, adesso fondato in tutto e per tutto sul synth e su un trend decisamente più schizofrenico che in passato, ora da soundtrack, ora da live danzereccio, in un alternarsi che confonde leggermente le idee sull’attuale dimensione del progetto. Prendi Faith o Denial, perfetta commistione fra suoni robotici e una fortissima vena pop. Prendi invece episodi molto meno ammiccanti come Berceuse o, meglio ancora, la conclusiva Heart To Know, una cosmogonia imperniata sui vocalizzi della Linden, effettati come se ad emetterli fosse Imogen Heap esiliata su un’astronave in orbita intorno alla Terra.

Nel mezzo la sintesi di Disclosure, che prende un po’ e un po’ dai nuovi input del duo, fungendo da punto d’incontro e attestandosi come brano migliore del lotto. Non sempre, però, il tutto riesce come dovrebbe: e così una traccia come Weigh True Words (ma a tratti la cosa si riscontra anche in altri passaggi) ha al suo interno eccessi synthetici che fanno a pugni con l’eleganza cadenzata del resto del disco, conferendo al brano quel tocco pacchiano sempre dietro l’angolo quando si tratta d’elettronica.

Ciò che risulta chiaro ascoltando questo sophomore degli svedesi (e prendendo in considerazione anche gli sbalzi d’umore riscontrabili nella scrittura della Linden che, non a caso, hanno ispirato il titolo stesso del disco) è che si tratti di un lavoro di passaggio, con alcuni spunti davvero interessanti – seppur non di prima mano – ma non ancora elaborati al meglio. Il dubbio esternato all’inizio sussiste e, ripensandoci, si fa sempre più pressante.

(2014, Bella Union)

01 You Burn
02 Faith
03 Ascension
04 Denial
05 Berceuse
06 Medicine Brush
07 Disclosure
08 Weigh True Words
09 Heart To Know

IN BREVE: 2,5/5

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