Home RECENSIONI Immaterialize – Perfect

Immaterialize – Perfect

Il progetto Immaterialize è una storia che viene da lontano, anche se è arrivata a concretizzarsi solo in quest’inizio di 2026. Ed è la storia di due artisti, ovvero Alana Schachtel aka Lipsticism e il producer Immaterial, che si rincorrono e giocano a rimpiattino fra loro per una decina d’anni, fin quando la quadra giusta gli si è palesata sotto gli occhi nella forma di un mucchietto di tracce su cui lavorare congiuntamente per farne un disco. Il disco è adesso fuori per Fire Talk, s’intitola Perfect e racchiude in sé non soltanto le esperienze dei due ma anche tanto della città che li accomuna, ovvero Chicago, perché certe atmosfere in cui si è immersi quotidianamente è difficile lasciarle andare del tutto. E così “Perfect” risulta totalmente immerso in una freddissima coltre che nasconde e rallenta al massimo possibile il cuore caldissimo del duo.

È un disco che oscilla per la sua intera durata (tutt’altro che mastodontica, nove tracce per poco più di ventisei minuti totali) tra fumi dream pop e piccoli cenni shoegaze, tra flebili beat trip hop e un approccio lo-fi messo lì per amplificare a dismisura i tratti emozionali del tutto. Nell’iniziale Everything But Myself torna ad esempio alla mente l’immaginario dipinto dai Blonde Rehead di un disco come “Misery Is A Butterfly” (sebbene il lavoro degli Immaterialize sia decisamente meno articolato), poi parte It’s A Vision e veniamo catapultati nella dimensione onirica degli Slowdive. Tutto questo giusto per tirare in ballo quelli che sembrano essere due dei più evidenti (ma chiaramente non gli unici) punti di riferimento del progetto Immaterialize.

Ma c’è ovviamente anche dell’altro, perché la sezione ritmica appena accennata e l’acustica pizzicata di brani come Waiting richiamano esperienze più recenti (anche della genesi dello stesso “Perfect”, a fare bene i conti) come i Bar Italia, mentre rarefazioni à la Cigarettes After Sex le ritroviamo sparpagliate un po’ per tutta la tracklist, spesso in modo non particolarmente convincente, al pari di sussurri ambient che appaiono un po’ slegati da ciò che li circonda. Ed è questo in fondo il problema di “Perfect”, un disco che si gioca tutte le sue carte su un pregevole intimismo da cameretta, ma provando a seguire riferimenti più strutturati che, quindi, finiscono in questo modo per perdere gran parte del loro impatto, al netto del comunque piacevole scorrere dei nove brani contenuti nell’album.

2026 | Fire Talk

IN BREVE: 3/5

Exit mobile version