[adinserter block="3"]
Home RECENSIONI Jack White – Boarding House Reach

Jack White – Boarding House Reach

Se qualcuno ha mai pensato che la carriera solista di Jack White si sarebbe assestata sul country rock dylaniano di “Blunderbuss” (2012) o sugli Zeppelin/White Stripes lievemente modernizzati che troviamo in “Lazaretto” (2014), di Jack White non ha capito molto.

White è uno che sa come farsi notare, non c’è dubbio: la storia dei White Stripes potrebbe essere insegnata nelle facoltà di marketing e il personaggio, sicuramente non posticcio, è quello di un ultimo grande eccentrico rimasto alla ribalta nella lunga storia del rock (quest’ultimo recentemente messo a dura prova da noia, banalità, mancanza di eroi). Un personaggio dai toni lievemente misantropici, un personaggio imprevedibile e idiosincratico, insomma una stramaledetta rockstar, ché di sti fighetti con la barba e la camicia a quadretti che bevono flat white ci saremmo anche fracassati il cazzo.

In quanto personaggio attira l’attenzione, in quanto musicista serio, attento e appassionato, l’attenzione tende a mantenerla eccome: che sia odio sfrenato, amore incondizionato o altre gradazioni di reazione polarizzata, White difficilmente rimane indifferente. In questo Boarding House Reach, terzo episodio dell’avvincente saga del Jack White solista, l’approccio utilizzato è quello centrifugo: lo si potrebbe chiamare contaminazione dei generi, ma, onestamente, qui siamo ben al di là.

Ascoltando Ice Station Zebra si viene travolti da una quantità di influenze enorme, cambi costanti di beat, cambi costanti di atmosfera (ora riempita dal piano, ora dalla sezione ritmica, ora dall’incedere funky di un clavinet, ora dal simil-rap beckiano di White, ora dalle percussioni), ma la storia si capiva già dal singolo (e apripista) Connected By Love, che inizia con un sintetizzatore e una drum machine ma si evolve lentamente in un gospel nel quale cori, organo e la voce di Jack White esplodono in maniera gioiosa.

Non mancano richiami al recente passato posizionati, curiosamente, alla fine dell’album: il duetto country What’s Done Is Done e la tenera ninna nanna Humoresque, un piccolo gioiellino che si conclude con una breve divagazione di piano quasi jazz; né mancano i richiami al passato meno recente, come Over And Over And Over (non a caso risalente a quel passato), ma sarebbe futile procedere a un elenco delle varie follie che arricchiscono un album che ha comunque solidissime basi compositive, un team di turnisti di livello stratosferico (Louis Cato, NeonPhoenix, Neal Evans, The McCrary Sisters, Charlotte Kemp Muhl… tutti nomi che probabilmente diranno poco ai non addetti ai lavori, ma tutti musicisti sublimi) e che quindi non è una barzelletta, uno scherzo, un divertissement.

No, “Boarding House Reach” è un’opera seria, anzi serissima, una delle opere che, pur non mancando di difetti (la coerenza qualitativa in primis, ma anche la presenza di ben tre pezzi spoken word, uno dei quali recitato dal bluesman C. W. Stoneking) risponde a quella importantissima massima del rock che ormai sembra quasi dimenticata, la massima secondo cui, che l’audience sia un bar con cinque persone o l’intero mondo in diretta via satellite, non si deve mai aver paura di rendersi ridicoli.

Jack White questa paura non sa cosa sia, difatti è uno dei pochissimi artisti nel mainstream a osare e aggiungere, occasionalmente, qualcosa di nuovo, di interessante, qualcosa come il funk di Corporation, che sembra uscito da un vecchio disco dei Parliament ma che contemporaneamente suona totalmente moderno.

E allora “welcome to everything you’ve ever learned”, e speriamo che in tanti ragazzi prendano esempio dall’eccentrica rockstar di Detroit e non abbiano paura di rendersi ridicoli, ché di mediocri, banali, inoffensive, noiose rockstar fiere della loro serietà, specialmente al giorno d’oggi, ce n’è una tonnellata. E ridiamo di loro comunque.

(2018, Third Man)

01 Connected By Love
02 Why Walk A Dog?
03 Corporation
04 Abulia And Akrasia
05 Hypermisophoniac
06 Ice Station Zebra
07 Over And Over And Over
08 Everything You’ve Ever Learned
09 Respect Commander
10 Ezmerelda Steals The Show
11 Get In The Mind Shaft
12 What’s Done Is Done
13 Humoresque

IN BREVE: 4/5

Reverendo Dudeista, collezionista ossessivo compulsivo, avvocato fallito, musicista fallito. Ha vissuto cento vite, nessuna delle quali interessante. Scrive per Il Cibicida da un numero imprecisato di anni che sarebbe precisato se solo sapesse contare.

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Exit mobile version