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Jeff Buckley – You And I

youandiLa schiera degli “eredi serpenti” del rock è lunga e ingarbugliata, fra recriminazioni, venalità e voglia (spesso poca) di mantenere viva la memoria dell’illustre figlio/marito/fratello. Se i vari fan stilassero una classifica di s-gradimento, Mary Guibert, madre di Jeff Buckley e gestrice degli affari del figlio post mortem, si piazzerebbe senza dubbio nelle prime posizioni, testa a testa con Courtney Love, la famiglia Hendrix e il padre di Amy Winehouse, giusto per citare alcuni dei casi più clamorosi.

Dello sfruttamento a vario titolo del nome e delle opere di artisti passati a miglior vita potremmo discutere per ore senza mai arrivare a un punto, dunque conviene concentrarsi su quanto di loro viene periodicamente (ri)proposto. Se nella stragrande maggioranza dei casi ci si trova al cospetto di barili cui viene raschiata l’anima più che il fondo (vedi le ultimissime “The Home Recordings” di Cobain), capita a volte che uscite postume rivestano un’importanza anche storica oltre che economica per chi ne detiene i diritti. A prescindere dall’antipatia/simpatia per la Sig.ra Guibert e per alcune sue scelte passate, questo You And I va ascritto alla seconda categoria, fra le testimonianze più cristalline di un talento enorme spentosi fin troppo presto, una finestra sugli esordi di un songwriter dotato di una voce unica e di un gusto melodico raro.

Non che ve ne fosse urgente necessità o che si aspettasse questo disco per comprenderlo, ma scorrendo le tracce di “You And I” troviamo ben otto omaggi di Jeff ai suoi punti di riferimento che, come successo per l’ormai mitologica “Hallelujah” (rifacimento dell’originale di Leonard Cohen inserita in “Grace”), evidenziano come la forza di Buckley nel confrontarsi con lavori altrui stesse tutta nelle sue stupende “personalizzazioni”. Jeff spazia dalla Just Like A Woman di Bob Dylan alla Calling You di Jevetta Steele, punta la Night Flight dei Led Zeppelin e approda infine per ben due volte agli Smiths, il tutto senza mai sottolineare l’enorme diversità fra gli artisti in questione, riunificati sotto l’egida della sua voce e del suo stile chitarristico, che rendono tutto nuovo e plasmato a immagine e somiglianza dell’interprete.

Risalenti anch’essi, come le cover, al periodo immediatamente precedente l’incisione di “Grace”, i rimanenti due brani che compongono la tracklist altro non sono che una prima versione di Grace e poi Dream Of You And I, più che una canzone un post-it sonoro su cui Jeff prende appunti, com’era solito fare. Come si diceva, al netto di considerazioni morali, affettive o d’opportunità, ciò che resta fra le mani è un po’ di materiale molto interessante, raggruppato in un album che non strafà in quanto a lunghezza perché raccoglie solo incisioni davvero “presentabili”, ancorché poco levigate.

(2016, Sony)

01 Just Like A Woman (Bob Dylan cover)
02 Everyday People (Sly & The Family Stone cover)
03 Don’t Let The Sun Catch You Cryin’ (first recorded by Louis Jordan)
04 Grace (original)
05 Calling You (Jevetta Steele cover)
06 Dream Of You And I (original)
07 The Boy With The Thorn In His Side (The Smiths cover)
08 Poor Boy Long Way From Home (traditional blues song, Bukka White cover)
09 Night Flight (Led Zeppelin cover)
10 I Know It’s Over (The Smiths cover)

IN BREVE: 4/5

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