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Julianna Barwick – Healing Is A Miracle

“Apri il tuo cuore: è nella tua testa”. Julianna Barwick lo ripete come un mantra, dalle prime battute dell’apripista Inspirit, primo brano di questa sua ultima fatica. “Apri il tuo cuore: è nella tua testa”. Piccolo manuale di auto-sutura dell’anima. Sono trascorsi quattro anni dallo scarnissimo “Will” (2016), forse l’episodio meno riuscito della carriera dell’artista nata in Louisiana. Quei tempi bui – i tempi del divorzio, della stagnazione creativa e affettiva – sono oramai lontani. New York è lontana. Brooklyn è lontana. Senza probabilmente saperlo, la quarantunenne che già nel 2011 aveva catturato l’attenzione della critica globale col brillantissimo “The Magic Place”, ha messo in atto il consiglio che Herbert Pagani diede postumo all’amico Luigi Tenco. Prendere il passaporto anziché la pistola. E così, ha cominciato un nuovo percorso di vita a Los Angeles, in California, in un posto cioè ch’è l’Anticristo della Grande Mela. Mission accomplished.

Healing Is A Miracle, cui titolo è già tutto un programma, rispecchia perfettamente lo sbocciamento del fiore d’una pianta considerata appassita e invece prossima, fortunatamente, al rigoglio. Ha in sé l’energia della rinascita, della riscoperta e – soprattutto – della gioia. Carburante forse non immediatamente ravvisabile da chi non conosce l’opera della Nostra ma, al contempo, facilmente riconoscibile per chi ne sa. Lo stile è sempre il medesimo, il tono è sempre – si direbbe – malinconico, trasognato, etereo. Ma siamo di fronte al disco probabilmente più pop che un’autrice del genere possa concedersi.

Ce lo dice inequivocabilmente In Light, ad esempio: featuring riuscitissimo con Jónsi che prima o poi ritroveremo ad accompagnare la scena madre d’un film magnifico. Ce lo dice la sincope elettronica quasi aggressiva di Flowers. Ce lo dice l’inedito dubstep di Nod, altra collaborazione encomiabilissima del lotto (col producer Nosaj Thing) che, non a caso, chiude il long play con la più tribale e spontanea esternazione di libertà: la danza, il ritmo o qualcosa che – sempre all’interno della scrittura della Barwick – assomiglia loro. 

Dio solo sa quanto in un anno così tremendo ci sia bisogno di musica insieme spirituale ed estroversa, interiore e collettiva. Ma prima di tutto, buona. Senza nemmeno dover scalciare più di tanto, “Healing Is A Miracle” è – al giro di boa del mese di Luglio – tra gli album simbolo del 2020. D’altro canto, se guarire è un miracolo, il talento è cosa naturale per chi lo possiede.

(2020, Ninja Tune)

01 Inspirit
02 Oh, Memory (feat. Mary Lattimore)
03 Healing Is a Miracle
04 In Light (feat. Jónsi)
05 Safe
06 Flowers
07 Wishing Well
08 Nod (feat. Nosaj Thing)

IN BREVE: 4/5

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