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Mastodon – Once More ‘Round The Sun

oncemoreroundthesunNessuno potrà mai rimproverare ai Mastodon di non avere il coraggio di mettersi costantemente in discussione. Ogni album dei quattro musicisti di Atlanta prende le distanze dal precedente pur rappresentandone una prosecuzione. Potevano riciclare “Leviathan” (uno dei capisaldi della musica estrema degli ultimi 15 anni, non si ammettono obiezioni) o “Blood Mountain” (il titolo che li ha resi celebri perché il primo su major) all’infinito, hanno invece osato prima con le dilatazioni prog di “Crack The Skye”, poi con l’inevitabile alleggerimento melodico – processo iniziato però nel 2006 – di “The Hunter”. Proprio con quest’ultimo lavoro, più una transizione che una mutazione compiuta, sono sorti parecchi dubbi sulla vena creativa del gruppo, un po’ confuso e più impegnato a smussare le parti vocali che a regalare veri e propri episodi memorabili.

Senza rinnegare la melodia e i caratteristici riff in maggiore, i Mastodon si riaffacciano con Once More ‘Round The Sun dimostrando che non è ancora detta l’ultima parola sulla loro sorte. Le costruzioni permangono concise come in “The Hunter”, le digressioni strumentali ridotte al minimo e le voci di Dailor, Sanders e Hinds (che canta meno che in passato) sono perennemente in primo piano facendo il buono e cattivo tempo di ogni singolo brano.

Nonostante non parta alla grande con la fiacca opener Tread Lightly, la band imbecca un filotto di brani interessanti. Su tutti The Motherload e High Road con i loro ritornelli epici e ariosi, indubbiamente due degli spartiti più ispirati del recente repertorio. Rientrano nel nugolo anche Chimes At Midnight, il cui refrain scioglie il groviglio nervoso dei versi e, in fondo alla scaletta, Ember City con un Brann Dailor ad amministrare il cuore melodico del brano: il batterista si conferma quello più a suo agio dietro al microfono.

Feast Your Eyes rimette in circolo “Blood Mountain” e le sue asperità, Asleep In The Deep ricorda le ondulazioni malinconiche della prima parte di “The Czar”, la finale Diamond In The Witch House ha un tono drammatico e sepolcrale sottolineato dalla voce di Scott Kelly dei Neurosis, al suo quarto cameo in un album dei Mastodon.

L’unico episodio dispensabile dell’intero album è Aunt Lisa coi suoi cambi di passo simil-prog che sfociano in una coda finale con un coro davvero fuori luogo.

Senza i favori del pronostico, i Mastodon risollevano le proprie quotazioni con un album coeso e compatto di hard rock moderno, in cui l’equilibrio tra impeto elettrico e leggerezza melodica trova la giusta calibratura. Desiderare che tornino quelli di “Leviathan” a dieci anni di distanza, abbiate pazienza, è un po’ da ingenui, se non da ottusi.

Notazione finale per la copertina, invero la peggiore mai rilasciata dalla band, famosa anche per la bellezza degli artwork. Qui un amarcord e lagna ci vogliono, i lavori con Paul Romano erano di tutt’altro spessore.

(2014, Reprise)

01 Tread Lightly
02 The Motherload
03 High Road
04 Once More ‘Round The Sun
05 Chimes At Midnight
06 Asleep In The Deep
07 Feast your Eyes
08 Aunt Lisa
09 Ember City
10 Halloween
11 Diamond In The Witch House

IN BREVE: 3,5/5

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