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Motorpsycho – The Death Defying Unicorn

Qual è stato l’ultimo disco che vi ha fatto saltare dalla sedia? Un disco che già al primo mezzo ascolto fa sbrodolare superlativi, un disco, insomma, che si possa definire senza indugio un capolavoro? Questo ormai trascorso è stato un decennio buio, amici miei, un decennio in cui la mediocrità di pop band con le chitarrine è stata spacciata per arte, un decennio caratterizzato da una noia abissale persino nelle mode inventate dai giornali… andiamo, finanche la stucchevole telenovela dei fratelli Gallagher è diventata (???)  intollerabile. A questo punto della storia, come nella più classica tradizione, arriva il cavaliere, l’eroe, colui che salva. Beh, “coloro”, più che “colui”. Ed in questa storia il ruolo dei “coloro” è assunto dai norvegesi Motorpsycho, gli improbabili eroi psichedelici; ancor più improbabile è il loro ruolo se si considera che, per questo progetto nato nell’estate del 2010 su commissione, sono stati affiancati da un’intera orchestra jazz (l’orchestra jazz di Trondheim, loro paese natale) e dal jazzista Ståle Storløkken. Se ci si aggiunge la seriosa copertina bianco panna, nello stile tipico dei dischi di musica classica, il titolo dell’album (“L’unicorno che sfida la morte”) ed il fatto che sia un concept album (Orrore! Sacrilegio!)… beh, in tanti avranno dato di gomito al collega nelle redazioni leggendo il comunicato stampa di presentazione stilato dalla Rune Grammofon. Arrangiato e riarrangiato più volte, The Death Defying Unicorn, l’opera più ambiziosa della più che ventennale carriera del gruppo norvegese, già dal primo ascolto lascia a bocca aperta. Melodie prog che si intrecciano col folk, derive psichedeliche filtrate attraverso puro jazz, Tony Iommi che si scontra con la fusion zappiana del più alto livello, il tutto nella maniera più dannatamente misurata che si possa immaginare. Il nodo focale dell’album è senz’altro l’accoppiata The Hollow Land / Through The Veil (ventitré minuti nei quali gli Emerson Lake And Palmer flirtano spudoratamente con i Black Sabbath) piazzata all’inizio del primo dei due cd, e l’altra composta da Mutiny! / Into The Mystic, quindici minuti di cavalcata tipicamente motorpsychica nella quale assoli di violino che potrebbero benissimo essere di Grappellì incontrano una sezione ritmica hard rock eccezionale. Ma non è da meno il resto dell’incredibile album, degli ottanta e rotti minuti non c’è un secondo che sia superfluo o fuori posto, non c’è un passo falso, né i pezzi atmosferici si possono considerare inutili o gli assoli masturbatori – come si diceva qualche riga supra il pregio principale di questa composizione è l’assoluta perfezione nella misura. E, sentendo i paragoni, si potrebbe pensare ad un prodotto imitativo, come del resto è stata consuetudine nel decennio del quale discorrevamo poc’anzi, ad una caricatura di qualcosa che è già successo: niente di più sbagliato. Gli ‘Psycho riprendono un discorso che era stato interrotto molti anni or sono, senza ricalcare con la carta carbone ciò che è stato già disegnato, ma proseguendo il tratto in una diversa, personale direzione. Un grande disco rock deve avere tre cose: grandi riff, suono perfetto e melodie devastanti. “The Death Defying Unicorn” le ha assolutamente tutte e tre. Chi vi scrive sarà probabilmente tristemente solo nel definire quest’album un disco assolutamente imprescindibile per ogni amante della buona musica… ce ne faremo una ragione.

(2012, Rune Grammofon)

– CD 1 –
01 Out Of The Woods
02 The Hollow Lands
03 Through The Veil
04 Doldrums
05 Into The Gyre
06 Flotsam

– CD 2 –
01 Oh Proteus – A Prayer
02 Sculls In Limbo
03 La Lethe
04 Oh Proteus – A Lament
05 Sharks
06 Mutiny!
07 Into The Mystic

A cura di Nicola Corsaro

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