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Pfarmers – Gunnera

gunneraSe qualcuno nutrisse serie certezze sul fatto che i connotati di un certo – o qualsiasi – art pop significhino solo un distratto e “schimizzoso” modo di interpretare cose musicali al volo, senza peso o nel peggiore dei casi con quel fancazzismo last minute, certamente avrà da ricredersi inforcando cuffie a volume alto per ascoltare questo progetto chiamato Gunnera dal supergruppo Pfarmers, ovvero Bryan Devendorf (The National), Danny Seim (Lackthereof) e Dave Nelson (Byrne, St. Vincent, Sufjan Stevens).

Una traiettoria multipla in sette tracce che prende nettamente le distanze dai precedenti lavori con le rispettive band per abbracciare climax notturni, disturbati e regno di ombre allungate sintetiche.

Disco strano e a momenti destabilizzante, ma ricco di humus e pathos “creativo” che – se ascoltato nella mischia modaiola contemporanea – è come un pugno in un occhio, ma contestualizzato tra le cose da inseguire con la mentalità della “scoperta” c’è da perdersi dentro senza uscirne per un pezzo. Psichedelia e sperimentazione padroneggiano nella tracklist, come le atmosfere e le onde oniriche che si inseguono, un flusso cerebrale dentro sette brani che spaziano liberi tra stili e pressurizzazioni uditive e che danno all’ascoltatore il senso di un viaggio fantasmagorico, unico.

Prende il nome da una pianta sognata e “reincarnata” da Seim, la Gunnera appunto, che cresce sulle rive del fiume Giordano (La Terra Biblica) e che poi il trio avvolge tra mille fascinazioni alcaloidi. E se poi vengono fuori i muggiti ancestrali di Benthos, un filo di congiunzione col Beck pazzoide in Work For Me e How To Build A Tube o l’alieno capogiro di Promised Land, ecco che tutto meravigliosamente si spiega. Raramente, ma il “make fool” qualche volta premia.

(2015, Jurassic Pop)

01 Benthos
02 You Shall Know The Spirit
03 Work For Me
04 El Dorado
05 The Ol’ River Gang
06 How To Build A Tube
07 Promised Land

IN BREVE: 3,5/5

Giornalista e critico musicale da tempo, vivo nella musica per la musica, scrivo di suoni, sogni e segni per impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole ne vuole tirare fuori il ritmo vitale dell’anima.

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