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Röyksopp – Profound Mysteries

Nel 2014 Svein Berge e Torbjørn Brundtland dei Röyksopp hanno pubblicato quello che è stato soprannominato il loro ultimo lavoro, intitolato cripticamente “The Inevitable End”. Il duo norvegese in realtà aveva dato semplicemente l’addio all’idea di album nel suo “tradizionale formato” e oggi sono tornati sulla scena elettronica con il concettuale Profound Mysteries. Ascoltare la musica dei Röyksopp è un’esperienza coinvolgente e suggestiva capace di trasportare gli ascoltatori in uno spazio remoto. I due amici d’infanzia hanno voluto rielaborare le contrastanti emozioni provate in passato, durante la visione di “Mulholland Drive” di David Lynch, tentando di cristallizzarle in “Profound Mysteries”: “Abbiamo cercato di riprodurre quel tipo di sentimento, ovviamente non così oscuro come nell’universo di Lynch, ma vogliamo evocare qualcosa, suscitare emozioni e non lasciare che nessuno o l’ascoltatore resti passivo”, spiega Berge in un’intervista a Creative Review. La malinconia intrinseca dei delicati sintetizzatori e dei suoni morbidi avvolge gli ascoltatori come lenzuola di seta per tutta la durata del disco.

“Profound Mysteries” è un viaggio non solo sonoro ma visuale, dieci brani, ciascuno con il proprio artefatto e con il personale cortometraggio accessibile tramite un’innovativa piattaforma online che, beat dopo beat e frame dopo frame, ci porta in “un universo creativo ampliato”. Eppure il progetto riflette la necessità di porre più enfasi sulla musica come esperienza multisensoriale, anziché su qualcosa di tradizionale. Qui i Röyksopp hanno portato il concetto di video musicale a un livello superiore: accostando la loro etica cinematografica incorporata, hanno personalizzato ogni corroborante pezzo del disco. Prendiamo il brano di apertura (Nothing But) Ashes…, un’esplorazione che anticipa la trama, simile a un film dell’orrore, non a caso nel video c’è una figura oscura dal viso coperto da una maschera, illuminato da inquietanti luci rosse; un synth vibrante e un piano deformato e strappato nel suono, come andare alla deriva dopo lungo un viaggio attraverso il liquido digitale.

Chitarre delicate e pulite si fondono con ritmi mutevoli in The Ladder, la sua composizione e i componenti sintetici presentano una delicata attenzione ai dettagli e le immagini audiovisive sono impeccabili. Se “The Inevitable End” aveva visto la partecipazione di “queen” Robyn, i “misteri” vantano collaborazioni a sei stelle come Alison Goldfrapp che presta la sua voce eterea sui sintetizzatori funky e gommosi di Impossible, l’artista e regista Beki Mari che in This Time, This Place… fa sobbalzare grazie alla sua un’energia detonante e poi c’è il featuring di Pixx che su una melodia robotica, addolcita da una straordinaria umanità, parla di un triste presagio in How The Flowers Grow. Last but not least abbiamo Susanne Sundfør, che è l’unica ad offrire la sua voce in due momenti: nella drammatica ballata synthpop If You Want Me, che beneficia dello spettacolo stravagante che Berge e Brundtland hanno creato, e nell’ultraterrena e ipnotizzante The Mourning Sun, pesante come una lapide di marmo e al tempo stesso leggera come l’angelo della morte che veglia su di essa.

È innegabile come con questo progetto i Röyksopp non abbiano perso nulla del prestigio meritatamente guadagnato all’inizio degli anni 2000, anzi. La vasta creatività e ampiezza di questo progetto sono impressionanti. Insieme all’impatto sonoro, i cortometraggi fungono da brillante cornice visiva, interpretando in modo magistrale i “misteri profondi” dell’universo che non conosciamo.

(2022, PIAS)

01 (Nothing But) Ashes…
02 The Ladder
03 Impossible (feat. Alison Goldfrapp)
04 This Time, This Place… (feat. Beki Mari)
05 How The Flowers Grow (feat. Pixx)
06 If You Want Me (feat. Susanne Sundfør)
07 There, Beyond The Trees
08 Breathe (feat. Astrid S)
09 The Mourning Sun (feat. Susanne Sundfør)
10 Press «R»

IN BREVE: 4/5

Nasce a Roma e vive a Milano con il suo alter ego Hitomi (che però non la sopporta). Musicaholic senza rimedio, crede fermamente che "vivere nell'ignoranza è quasi come vivere nella felicità".

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