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Sunn O))) – S/T

Quanto sono belli i ritorni a casa, figurati o meno che siano. A un certo punto della vita, vicino o lontano rispetto al presente che stiamo vivendo, tutti abbiamo bisogno di rimettere piede in un “posto” che possiamo chiamare casa, è nella natura dell’uomo, anche di quegli uomini che hanno fatto del girovagare (figurato o meno che sia) la propria ragione di vita. Nel caso di Stephen O’Malley e Greg Anderson, che a Seattle ci sono nati e che a Seattle hanno messo in piedi la loro creatura più prestigiosa (sebbene non la sola), ovvero i Sunn O))), firmare un contratto discografico con la Sub Pop Records dev’essergli davvero saputo tanto di ritorno alle origini, una dichiarazione di appartenenza bella e buona, musicisti figli di Seattle che incidono per l’etichetta che ha dato lustro a Seattle nella storia della musica. Tutto perfetto.

Ma il ritorno a casa, il ritorno alle origini dei Sunn O))) targati 2026, non è soltanto geografico e relativo al loro ingresso nel roster della Sub Pop. Infatti dopo sette anni di silenzio da “Life Metal” e “Pyroclasts”, i loro ultimi due lavori in studio pubblicati entrambi nel 2019, O’Malley e Anderson si sono ripresentati adesso con un nuovo album semplicemente omonimo (e anche questo dice tanto di ciò che c’è poi dentro il disco) che li ricaccia indietro all’integralismo delle soluzioni dei primi Sunn O))), quelli per i quali il drone era un manifesto espressivo, una necessità comunicativa, più che una semplice definizione tirata in ballo per etichettare della musica, prima dei seguenti tentativi di cambiare − non sempre riuscendoci, va ammesso − le carte in tavola.

Sunn O))) fa questo, riparte dal minimalismo del suono primordiale di O’Malley e Anderson, registrato com’è stato ai Bear Creek Studio di Seattle insieme a Brad Wood che l’ha prodotto, tra un’escursione e un’altra nella fitta boscaglia tutt’intorno, un modo per ricongiungersi con la natura e col “posto”, per inalare ambiente e con esso fondersi e far fondere la propria arte. Il risultato sono sei monoliti dronici in cui i bordoni messi in piedi dai Sunn O))) si travestono da vento, da tempesta, da pioggia fine, da terremoto, da eruzione vulcanica. Droni che s’infrangono come onde alte parecchi metri su una scogliera a strapiombo, droni che come negli oltre diciotto minuti di Mindrolling vanno avanti fino ad anestetizzare ogni creatura che vive il “posto”.

È mono-tonia da fine del mondo quella di questo decimo sigillo discografico dei Sunn O))), da natura ferita che si riprende a forza gli spazi sottrattigli dall’uomo, da umanità alla deriva che cerca consolazione in feedback annichilenti. È, molto più semplicemente, l’essenza di O’Malley e Anderson al cento per cento della loro forza propulsiva, come ai loro esordi con “Void 00” (2000), industriale, mortifero, massiccio in ogni suo spigolo, un’esperienza immersiva parecchio lontana dalle divagazioni cercate dal progetto all’interno degli ultimi album pubblicati prima del lungo silenzio che li ha portati oggi a “Sunn O)))”. Bentornati a casa.

2026 | Sub Pop

IN BREVE: 3,5/5

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