
Il nuovo disco degli Strokes dura due pezzi. Può sembrare un’iperbole ma questo è quanto. Eccoli: Psycho Shit e Dine N’Dash. Il primo è una ballata densa, un po’ à la Ozzy, con suoni belli, notturni, ma con la incredibile cretineria di prendere la voce di Casablancas e inchiodargli addosso un autotune grottesco. Poi c’è Dine N’Dash, una canzone anni ’70 che porta a casa la pagnotta, ok. Ecco, fine. Ciò che resta di Reality Awaits, disco numero sette per i newyorkesi, è un guazzabuglio di canzoni macchietta: Lonely In The Future, ad esempio, è il cliché Strokes con in più, ancora una volta, dell’autotune deprecabile.
Ok, allora parliamone. Che cosa è successo con questa faccenda della voce? È talmente grottesco quest’uso massiccio di autotune che è come se gli Strokes abbiano voluto dirci qualcosa. Ma che cosa? Forse che la realtà non gli piace? Forse il tentativo di evasione come forma di protesta? Il sospetto è che stiamo nobilitando la questione. Fatto sta che, oltre alle canzoni già citate, Falling Out Of Love e poi Going Shopping e Tyrants Of The Mellow Moon sono tutti i pezzi in cui Julian Casablancas affida il suo cantato al più osceno dei maquillage. Ma non è solo quello: tutti i pezzi risentono di una disomogeneità disturbante. Sono le idee che, messe sul piatto, volano via alla prima folata.
Gli Strokes hanno dato tutto con il ritorno (tanto agognato e ragionato) di “The New Abnormal” del 2020 che arrivava dopo sette anni e che, peraltro, si inseriva in pieno periodo lockdown e quindi “naturalmente” intenso, come tutti i dischi usciti in quel periodo disgraziato. Oggi “Reality Awaits” invece tradisce ogni aspettativa ma, per paradosso, è coerente col periodo storico in cui si muove. Quando arrivarono, gli Strokes erano una band quasi necessaria, calati in una città decapitata, con voglia di ritmo e con quella strana nota di malinconia dondolante. Poi New York è cambiata, ridotta a centro commerciale all’aperto. E con lei – tutto ciò che la riguarda – ha fatto una sfilata decadente e insulsa. Una realtà distorta e compromessa si potrebbe dire, con una colonna sonora altrettanto compromessa.
2026 | RCA
IN BREVE: 1,5/5