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Tom Waits – Bad As Me

Cattivi come lui ce ne sono pochi. Di quelli da libro d’avventure o da storie western tutte cavalli rotolanti e padellate in faccia. Tom Waits è l’America, è l’America di ogni stagione. Quella degli anni ‘50, con giradischi che arrancano e torta di mele, quella della beat generation perduta e urlante, quella del caffè e sigarette di fine secolo, ma anche quella di oggi, delirante, impaurita, col crack e l’incubo di una nuova depressione. Lui, Tom, è il cattivo letterario: co-protagonista appassionato, con un megafono al posto dell’uncino, ma pur sempre spauracchio e jolly dei denti aguzzi. Attaccabrighe, schiamazzatore e bastardo, il buon Tom torna con Bad As Me (diciassettesimo album in studio) dopo che il precedente “Orphans” (2006) ha esaurito il suo (comunque verbosissimo) effetto. “Bad As Me” è… Tom Waits all’ennesima potenza, qui ci sono tutte le sue discariche narrative, le sue iperboli, le urla spettrali, il blues macerato, il vomito rappreso. Bagordi musicali a cavallo di una formula vincente, irripetibile e novecentesca. Cattivo è Tom nel rodeo di Satisfied, nel grattacapo di Raised Right Man, negli ululati di Bad As Me e, addirittura nella ballata ebbra Back In The Crowd, dove il nostro diavolaccio tira fuori l’orgoglio da maschio e manda a quel paese una donna davvero poco affettuosa: “Se non vuoi più le mie braccia ti stringano, se non vuoi che le mie labbra ti bacino, rimandami nella folla”. Tom Waits sfoggia una voce sempre più sofferente e grottesca, una grotta dalla quale emergono storie di amori balbettanti come l’insegna al neon di una caffetteria di provincia. Accanto a lui per questo disco ghignante come il sorriso a trentadue denti in copertina, il solito Marc Ribot (chitarra), il tastierista texano Augie Meyers, la sei corde del vecchio Keith Richards oltre agli apporti di Flea (basso), Clint Maedgen (sassofono), David Hidalgo (pluristrumentista), del figlio Casey (batteria) e naturalmente di Kathleen Brennan, moglie, produttrice e sostegno morale. Tutti a fare un giro nel mondo gocciolante di Tom, un quadro pregno di languore e solitudine, lì dove Carver incontra Hopper (Edward ma anche perché no, Dennis), lì dove l’America s’aggomitola e poi si distende in un unico ballo selvaggio.

“L’oceano cerca un marinaio, la pistola desidera una mano, il denaro vuole uno spendaccione, e la strada vuole un uomo. Ho voltato il viso verso l’autostrada e ti ho girato le spalle”

(2011, Anti)

01 Chicago
02 Raised Right Man
03 Talking At The Same Time
04 Get Lost
05 Face To The Highway
06 Pay Me
07 Back In The Crowd
08 Bad As Me
09 Kiss Me
10 Satisfied
11 Last Leaf
12 Hell Broke Luce
13 New Year’s Eve

A cura di Riccardo Marra

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