
La certezza inscalfibile quando si parla di Adrian Thaws, noto ai più come Tricky, è che la sua carriera e la sua ricerca sonora non sono mai state qualcosa di facilmente inquadrabile. Perché in fondo ha sempre fatto ciò che gli è passato per la testa, senza troppi calcoli, senza alcuna attenzione a cosa andasse per la maggiore, forse (ma siamo vicini alla certezza, a dirla tutta) anche un po’ a scapito dei numeri e dei risultati. Da quel “Maxinquaye” (1995) che aveva cristallizzato il suo status di leggenda nella scena trip hop in poi, quella di Tricky è stata una lunga curva piena zeppa di alti e bassi, ma nessuno di questi picchi ha mai influenzato ciò che ha fatto immediatamente dopo. Fa ciò che gli pare senza alcun tipo di autocompiacimento, prendere o lasciare.
Il suo ultimo lavoro in studio era stato fino a questo momento “Fall To Pieces” del 2020 (pubblicato sulla scia della morte della figlia Mazy e di conseguenza persino più cupo del solito Tricky), ma questo non vuole ovviamente dire che nel mentre sia stato fermo: collaborazioni, partecipazioni e progetti paralleli sono da sempre il suo pane (quasi) quotidiano. Ma a suo nome lo aspettavamo da sei anni ed eccolo adesso con Different When It’s Silent, un album che di certo non gioca sull’effetto minestra riscaldata. Di quella Bristol che Tricky ha contribuito a rovesciare come un calzino, infatti, sono rimasti qui appena alcuni cenni che non si fatica a ritrovare in Be Still In The Pain, vero e proprio trip hop d’annata, oppure in Radana, che ha una spiccata tendenza hip hop.
Per il resto, i pochi momenti salienti dell’album sono il basso catacombesco di I Still See Me There, proprio in apertura, che chiarisce fin da subito come “Different When It’s Silent” sia un disco in cui, in qualche modo, Tricky rispolvera e mischia fra loro vecchie e nuove dimensioni, facendo anche ritorno ai suoni più rock di quegli anni ’90 che gli sono valsi tutto. Poi i synth e gli archi appena accennati di I’m Yours che celano una cupezza avvolgente, che è il vero minimo comune multiplo delle quattordici tracce che compongono un lavoro che, proprio per svolgimenti del genere, ha tanto di industriale e tanto di un’inquietudine fumosa (altro esempio calzante è I Tried con la sua chitarra marcissima di scuola Reznor, con tutti i distinguo del caso). Ma il culmine di questa inquietudine il disco lo raggiunge con Cannon Fodder, dove un organo spettrale e spogliato da ogni residuo di umanità percorre il pezzo da cima a fondo.
Cosa c’è, allora, che non va? Il neo affatto irrilevante dell’intero “Different When It’s Silent” sta tutto nella presenza stessa di Tricky, o sarebbe meglio dire nella sua non presenza (che abbiamo conosciuto bene anche in passato, ma che qui va davvero troppo oltre): sì perché, tra collaboratori vari ed eventuali, tra Mitch Sanders (giovane voce di Bristol cui sono affidate la maggioranza delle parti vocali) e Marta (sua storica collaboratrice che si occupa della sola Out Of Place posta in chiusura), tra Run Red Rambo e Rennie, c’è davvero poco Tricky in questo lavoro, una presenza eccessivamente sullo sfondo per giustificare il suo nome stampato in copertina. Ed è davvero un peccato perché quando decide di esserci Tricky c’è eccome, quindi una scelta incomprensibile per un album che invece avrebbe ottimi spunti. A sei anni di distanza dall’ultima uscita a suo nome, sarebbe stato interessante sentirli sviluppati principalmente da lui.
2026 | False Idols
IN BREVE: 2,5/5