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Westside Cowboy – It Goes On

Che i Westside Cowboy abbiano tutti i crismi dei predestinati è un dato di fatto ormai inoppugnabile. Il successo all’Emerging Talent Competition di Glastonbury, il contratto discografico siglato con un colosso come la Island Record, le aperture di prestigio per (altre) band sulla bocca di tutti come i Geese, hanno lanciato in orbita il nome di questi quattro ragazzi mancuniani, già fattisi notare con un paio di EP negli ultimi due anni. Rispetto a questi ultimi, i Westside Cowboy di It Goes On, il loro atteso esordio sulla lunga distanza, hanno virato verso un certo alleggerimento della quota country nella loro musica per dirigersi verso una dimensione più marcatamente indie rock, con tutte le porte aperte che lascia ancora oggi questa definizione.

Sono una band classicamente chitarristica i Westside Cowboy, una band che si perde in distorsioni a volte frenetiche ma più spesso svogliate, con un’attitudine entusiasmante sempre a metà strada tra il pub di periferia e il palco di un club alla moda, condita dal dinamismo di quattro voci che si rincorrono e sovrappongono. Quindi alt country, indie rock (come in Paperchains che da questo punto di vista la dice lunga), incursioni slacker che a voler puntare in alto corteggiano l’indolenza di formazioni come Sabadoh, Sparklehorse o Songs: Ohia (vedi Dobro). E poi pagano anche loro pegno al post punk dilagante in UK negli ultimi anni, specie in un pezzo come il singolo Pin Up Boys che sul finale risponde chiaramente a quel tipo di input.

Insomma, i punti di riferimento dei Westside Cowboy sono molteplici e variegati, ma i quattro non si perdono mai nel bicchier d’acqua della ripetizione, mettendoci sempre del proprio nell’attraversare un mondo che va da una costa all’altra dell’Atlantico, ma che vede nella New York di gente come Velvet Underground (il singolo e traccia d’apertura Kick Stones (The Boys) dice tutto), Talking Heads e Television il proprio faro. La produzione volutamente lo-fi fa il resto nell’immaginario dei Westside Cowboy e di “It Goes On”, perché li relega a un mondo che poco a poco sarebbe scomparso se sparuti baluardi nelle nuove generazione non l’avessero tenuto a galla con le unghie e con i denti. Ed è bellissimo sentire qua e là qualche fruscio come se tutto fosse stato inciso in presa diretta (come nello splendido incipit acustico della malinconica Take My Leaving As I Love You), sentire il respiro della loro musica prima la musica stessa.

E tutto ciò fa il paio con certi riferimenti all’interno del disco, vedi i DVD citati in Big Wheels, ricordi analogici fuori tempo massimo per ragazzi giovani come loro ma dannatamente pregnanti del genere che fanno, un genere che guarda evidentemente più indietro che avanti, ma che i quattro portano sulle proprie spalle in modo garbatamente disinibito. In tutto il disco, poi, la fanno da padrone atmosfere agrodolci che rendono bene il senso di una certa ansia esistenziale, quella che affligge chiunque nel mondo di oggi ma soprattutto le nuove leve come i Westside Cowboy, che condensano tutto in un brano emblematico come Worried Age, col suo refrain devastante: “We are a worried age / Where your panic feels more real than a thought / And the vivid dreams of a careless death / Oh, it eats, and it sleeps, and it walks”.

Alla fine in chiusura, nella meravigliosa You Could Have Died There On The Dancefloor, tra Wilco ed Elliot Smith te lo dicono loro stessi che “Oh I am everything but perfect / But I’m trying / So please keep me around”. Non sono perfetti questi quattro ragazzi, non capita a molti di essere perfetti alla loro età e ad ancora meno di diventarlo prima o poi, ma hanno dalla loro una genuinità impagabile, quintali di quell’abusata “emergenza espressiva” che chi si occupa di musica spesso tira fuori come fosse un’investitura e una fascinazione per certo passato ingombrante che non può non portargli bene. Hanno, soprattutto, un gran bell’esordio che dà tutta l’impressione di aver inaugurato una storia molto interessante che ci converrà seguire e tenere con noi.

2026 | Island

IN BREVE: 4/5

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