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Wet Leg – S/T

Un duo dalle idee chiare quello formato da Rhian Teasdale ed Hester Chambers. Che, a differenza di quanto si possa sospettare, non è il tentativo di una labeldi creare a tavolino un prodotto musicale preconfezionato, da offrire ad un pubblico sempre più metamorfico e non più così settorializzato. No, Rhian ed Hester si conoscono da più di dieci anni, amicizia nata tra i banchi del Isle Of Wight College, e scrivono canzoni – insieme ma anche indipendentemente – dallo stesso lasso di tempo. L’isolotto posto nel punto più a Sud del Regno Unito è anche la località che ha dato i natali alle Wet Leg, benché, a dirla proprio tutta, il luogo in cui è scattata la scintilla per dare un ché di concreto alla scrittura di questi anni è l’End Of The Road – festival che si tiene ai primi di Settembre nel Wiltshire – e precisamente la performance folgorante del 2019 di altri conterranei – di Bristol, però – gli Idles. Un’osmosi energica, dunque, che si percepisce e che ha ben convinto la Domino, non l’ultima delle etichette, a pubblicare l’omonimo esordio.

Fare le cose giuste al momento giusto ha in sè anche una dose di fortuna, e allora, considerato ciò, cos’è che ha reso questo duo interessante alle orecchie della critica? La risposta non può che essere uno dei leitmotiv di questi ultimi anni: saper declinare in un’ottica che guardi in avanti categorie musicali del passato. Talvolta anche agli antipodi: la spensieratezza slacker dei primi anni’90 declinata à la Courtney Barnett che incontra una produzione, quella di Dan Carey, decisiva nella definizione dei dettagli sonori: pulisce i suoni senza appiattirli, esalta gli inserti melodici, ma non disdegna spingere l’acceleratore quando occorre disegnare traiettorie caustiche con le chitarre.

Da non sottovalutare anche la scrittura dei testi: non è semplice manierismo post adolescenziale quello che si legge tra le righe delle hit Chase Longue o Wet Dream, è ironia che trasuda una certa consapevolezza, malizia che non vuole compiacere chi ascolta, bensì inviare un messaggio libero e cosciente: noi sappiamo chi siamo e cosa vogliamo e lo diciamo nel modo in cui ci pare. Non così lontano da certe attitudini punk.

Se le già citate Chaise Longue e Wet Dream sono stati i singoloni apripista fondati sull’innodicità dei ritornelli e sulla loro inesorabile immediatezza, non mancano esperimenti sonori interessanti: il wall of sound granitico che si sente nel bridge di Angelica strizza l’occhio a scie sonore che si pongono tra il britpop e lo shoegaze. Nella malinconica I Don’t Wanna Go Out omaggiano Bowie riprendendo il riff di “The Man Who Sold The World”, mentre Convincing è un incontro improbabile tra la languidezza di Lana Del Rey e la verve dei Pavement. La melodia liquida di Ur Mum mostra un’anima synthpop che conferma la versatilità delle Wet Leg. Chiudono il cerchio la sincera Piece Of Shit, il balzello tributato all’indie rock con Supermarket e il groove onirico di Too Late Now.

Cosa resta di questo esordio? Sicuramente una manciata di pezzi che denotano una certa capacità di scrittura accattivante. Ma anche la dimostrazione di saper alternare intenti catchy a soluzioni un tantino più ricercate. Un equilibrio non ancora perfetto ma che ha tutto il tempo di essere rodato. Nell’attesa ci mettiamo comodi, magari su una chaise longue.

(2022, Domino)

01 Being In Love
02 Chaise Longue
03 Angelica
04 I Don’t Wanna Go Out
05 Wet Dream
06 Convincing
07 Loving You
08 Ur Mum
09 Oh No
10 Piece Of Shit
11 Supermarket
12 Too Late Now

IN BREVE: 3,5/5

Nasco a S. Giorgio a Cremano (sì, come Troisi) nel 1989. Cresco e vivo da sempre a Napoli, nel suo centro storico denso di Storia e di storie. Prestato alla legge per professione, dedicato al calcio e alla musica per passione e ossessione.

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