
Se frequentate o avete frequentato i social media negli ultimi tre anni forse avrete già sentito parlare di “nepo-baby” (in italiano traducibile con “raccomandato” oppure “figlio di”), termine nato inizialmente in ambito cinematografico per descrivere alcuni attori di Hollywood e poi esteso a molti altri settori, compreso quello musicale. Fin dal suo esordio con il singolo “Whip My Hair” (2010), WILLOW ha fatto parlare di sé – e spesso anche discutere, fino all’esplosione definitiva avvenuta con la hit “Wait A Minute!” (2015), canzone da oltre un miliardo e mezzo di ascolti su Spotify. È da qui che la giovanissima cantante ha iniziato a convivere con questa etichetta, rischiando che ogni sua successiva uscita venisse affondata ancor prima di essere ascoltata: cosa poi puntualmente accaduta, forse non del tutto a torto, con i suoi successivi lavori.
Tuttavia, la “figlia di” Will Smith ha fatto di tutto per smarcarsi da questa definizione, come dimostrano i diversi album in cui ha sperimentato con generi distinti – dal pop al punk, passando persino per il metal , ottenendo però risultati per lo più mediocri. La svolta arriva nel 2024, quando decide di esplorare il mondo del jazz e pubblica “Empathogen”, un album sorprendente (da menzionare “Symptom Of Life”, “Big Feelings” e la splendida “Pain For Fun” con St. Vincent), ricco di arrangiamenti raffinati, tempi dispari e melodie memorabili, frutto di tanto studio e profonda ricerca musicale. Un lavoro con cui WILLOW ha dato finalmente l’impressione di aver trovato la propria dimensione artistica, scrollandosi di dosso i pregiudizi legati al peso del suo cognome.
Superata la dimenticabile parentesi di “Petal Rock Black” – un mixtape uscito a Febbraio e ricco di spunti interessanti ma incompiuti – l’ormai ex nepo-baby ha superato ogni aspettativa con The Thread, un lavoro che perfeziona il sound del predecessore e nel quale è affiancata ancora una volta nella composizione e produzione da Chris Greatti, con cui collabora già dai tempi di “<COPINGMECHANISM>” (2022). In “The Thread” Willow risplende davvero: suona quasi tutti gli strumenti – compresa la batteria in alcune tracce – e mette in mostra una tecnica vocale fuori dal comune, capace di rendere la sua voce un vero e proprio strumento tanto melodico quanto ritmico, a dimostrazione dell’impegno con cui si è dedicata anima e corpo allo studio della musica.
L’album trova il suo fulcro tematico nella spiritualità e nella devozione, ed è stato anticipato da due singoli: l’irresistibile traino Talk On The Hill, presentato con una performance da brividi al Jimmy Kimmel Live!, e la tribale She’s My Religion che, con le sue melodie sognanti, risulta essere l’opening track perfetta per accompagnare l’ascoltatore in questo mondo suggestivo. Nella title track WILLOW intreccia la propria voce con basso e batteria, creando una sezione ritmica sui generis che sostiene il brano fino all’esplosione in un ritornello aperto e dalla melodia magnifica (un commento comparso sotto la performance live della canzone su YouTube descrive perfettamente la sensazione: “How mother earth sounds like”).
In Unconditional descrive la sua concezione di amore libero e non possessivo su una traccia carica di pathos e ricca di stop and go, che si pone in continuum con la già citata Pain For Fun. Shrink To Fantasy e Bone Collector strizzano gli occhi agli Haitus Kaiyote – che l’artista ha citato come una delle sue maggiori influenze , senza tuttavia risultare derivative e sfoggiando anche in questo caso splendide linee melodiche su tempi dispari. Da segnalare la suggestiva Crush On Eternity, unico feat. del disco, in cui compare Mei Semones, virtuosa della chitarra e grande amica di WILLOW. Hell To Pay è tra i pezzi migliori del lotto, insieme alla doppietta composta da Tall Baby e The Present Moment: la prima è forse la traccia più complessa del disco, in cui la cantante gioca un campionato a parte a livello vocale, mentre la seconda vanta alcune delle melodie più belle dell’intera carriera dell’artista.
Nelle ultime settimane WILLOW non ha nascosto sui social il proprio orgoglio per questo suo nuovo lavoro, confessando ai fan il desiderio di vedere la sezione dei brani più popolari della sua pagina Spotify interamente occupata dalle tracce di “The Thread” e invitando i fan ad ascoltarle a ripetizione. E come darle torto? Con questo lavoro WILLOW sfugge con decisione alle regole di un mercato musicale che va in tutt’altra direzione, dimostrando di avere una spiccata sensibilità artistica in grado di far dialogare la libertà del jazz con la fruibilità del pop in una maniera unica e dando – per la prima volta nella sua carriera – seguito a un percorso artistico che noi ci auguriamo possa proseguire ancora a lungo.
2026 | Three Six Zero
IN BREVE: 4/5