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Yves Tumor – Heaven To A Tortured Mind

Difficile pensare a un disco rock uscito negli ultimi anni che abbia destabilizzato anche solo un pochino gli ascoltatori. Qualcosa di provocatorio, un po’ strambo, eccessivo, come probabilmente dovevano sembrare i dischi con le chitarre nei decenni precedenti. Ora che sembra divenuta una musica innocua, anche nelle sue riproposizioni derivative, più “da papà” che “da figlio”, ecco l’arrivo a inizio Aprile di un grande album che ci fa finalmente rizzare le orecchie: Heaven To A Tortured Mind. Non è l’ennesimo disco di una band alternative degli anni ’90 e nemmeno il nuovo dei Greta Van Fleet, ma è il quarto album di una figura molto provocatoria, stramba ed eccessiva che si fa chiamare Yves Tumor, nome d’arte di Sean Bowie (forse), nato a Miami, cresciuto in Tennessee e attualmente residente a Torino (forsissimo, ogni informazione è da prendere con le pinze).

Possono confermare l’unicità quasi spaventosa dell’individuo coloro che hanno avuto l’occasione di vedere negli ultimi anni un suo concerto: ci si trova davanti un giunco di due metri d’altezza con le mise più improponibili, degne dell’altro Bowie, messe in scena sadomaso e incursioni violente in mezzo al pubblico tra GG Allin e un rave party. La sua musica anziché esplodere nelle prime pubblicazioni si è evoluta e raffinata nel tempo, come un blocco di marmo che diventa una statua a colpi di scalpello. Dall’elettronica sperimentale e confusa degli esordi, Yves Tumor ha ristretto man mano il campo d’azione fino ad arrivare nel 2018 a “Safe In The Hands Of Love”, pubblicato per la prestigiosissima Warp, casa di Aphex Twin, Battles, Squarepusher e altri casi clinici come lui.

Da qui in poi Tumor ha iniziato a giocare con la forma canzone, nonostante la libertà totale nel mischiare ispirazioni e sonorità, e ciò ha fatto sì che singoli usciti da quell’album come “Void” e “Licking An Orchid” diventassero giustamente per molti il sinonimo di pop futuristico e avanguardia. Cambio di sound, di abiti, cambio di proposta live: non più solitario vocalist da terrorismo noise col cappello da cowboy, ma frontman di una band con il completo di velluto, pronto per diventare rockstar nella sua ultima fatica discografica.

“Heaven To A Tortured Mind” è infatti un ulteriore passo in avanti nella definizione (seppur sia un tentativo goffo incasellarlo sotto un’etichetta) del sound 2.0 di Yves Tumor: rock, per l’appunto. Né heavy metal né roba da U2, ma quel glam rock ambizioso che parte dai T Rex e arriva fino ad Ariel Pink, con tutte le mutazioni genetiche del caso. Ci sono chitarre che fanno assoli d’altri tempi (il singolo Kerosene! e in Identity Trade), riff squadrati di bassi e fiati (Gospel For A New Century, una delle aperture di album migliori degli ultimi anni), divagazioni blues psichedeliche (Asteroid Blues, per l’appunto) e, più in generale, un’ottima tracklist tra passato e futuro, con le comparsate delle dolci voci di Kelsey Lou e Diana Gordon.

Tutto ciò è il fortunato frutto del lavoro in team di Yves Tumor, più ispirato che mai, con il producer Justin Raiser, già dietro, guarda caso, ad Ariel Pink, oltre che di parecchie stelle del pop internazionale. Finalmente qualcosa di pericoloso e sporco da ascoltare per uscire fuori dalla comfort zone, creato da una delle figure più interessanti del music business.

(2020, Warp)

01 Gospel For A New Century
02 Medicine Burn
03 Identity Trade
04 Kerosene!
05 Hasdallen Lights
06 Romanticist
07 Dream Palette
08 Super Stars
09 Folie Imposée
10 Strawberry Privilege
11 Asteroid Blues
12 A Greater Love

IN BREVE: 4/5

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