Home RETROSPETTIVE The Eraser: la fine del mondo elettronica del primo Thom Yorke solista

The Eraser: la fine del mondo elettronica del primo Thom Yorke solista

Se Thom Yorke leggesse il titolo di questo articolo, probabilmente sul suo volto comparirebbe una smorfia di fastidio, ancora oggi che di anni dalla pubblicazione di The Eraser ne sono passati venti. Sì perché, ai tempi della sua uscita, Yorke c’aveva tenuto che non si parlasse di questo come di un suo esordio da solista. Perché nella sua concezione un solista è uno che non ha una band alle spalle. O uno che la sua band l’ha sciolta. E invece no, i Radiohead erano ancora vivi e vegeti (e a prova di ciò l’anno seguente avrebbero pubblicato “In Rainbows”, uno dei loro migliori lavori in studio). Quindi non un disco dei Radiohead, ovviamente, ma neanche un disco solista di Thom Yorke, come da sua richiesta. Cos’era, allora, “The Eraser”?

“The Eraser” fu un’evoluzione. L’evoluzione di un concetto. L’evoluzione di una forma. L’avanzamento di un percorso. Quale? Il percorso già intrapreso da Yorke con i Radiohead e culminato in quella coppia di capolavori gemelli che rispondono ai nomi di “Kid A” (2000) e “Amnesiac” (2001). Il percorso artistico di Thom Yorke stesso, che continua anche qui ad annegare le sue visioni in un mare di beat ossessivi e inquietanti. “The Eraser” è l’evoluzione di quei due dischi, è “Kid A” e “Amnesiac” portati ancora un po’ più vicini al confine dell’uomo, sono le visioni di Yorke che smettono di essere filtrate da una gelatina di mistero per diventare j’accuse veri e propri.

Ad accompagnare Thom nella revisione di materiale vario ed eventuale sparso nei suoi molteplici supporti magnetici c’è anche qui l’amico fidato Nigel Godrich, l’uomo già dietro i Radiohead, che aiuta Yorke a compiere un primo decisivo passo verso l’avvicinamento alle sonorità della Warp, un avvicinamento che ha trovato il suo culmine proprio lo scorso anno con la pubblicazione di “Tall Tales” (2025), il disco realizzato insieme a Mark Pritchard e pubblicato proprio per l’etichetta simbolo dell’elettronica. In “The Eraser” è tutto decisamente più minimale di quanto fatto fino a quel momento con i Radiohead, perché il perno non sono i musicisti, lo sono i testi e la voce di Thom Yorke, che incide alcuni dei vocalizzi più strazianti e inquietanti mai emessi (vedi Skip Divided).

Eppure non si fatica a scorgere nelle trame del disco punti di contatto con pezzi come “Pyramid Song”, “Morning Bell” o “I Might Be Wrong” dei Radiohead, li si scorge nel pianoforte che spezza in due la spina dorsale di Analyse, in The Clock che ragionando con il senno di poi è un po’ il germoglio di ciò che Yorke avrebbe fatto in futuro (con i Radiohead ovviamente, ma anche in solitario e con i The Smile): ritmica incalzante, la chitarra che regge il filo del discorso e gli strati di elettronica che si sovrappongono in un groviglio claustrofobico. Li si scorge nell’accennato trip hop di Black Swan che flirta con un blues velato di malinconia, con la ripetizione di quel “#### is fucked up” che rende benissimo il senso dell’arresa e della preoccupazione dietro le parole che Yorke propone nell’intero disco.

Ecco, le tematiche di “The Eraser”, tutt’altro che secondarie nella sua economia: c’è come protagonista dell’intero lavoro la fine di un mondo allo sbaraglio (lo era allora, figuriamoci come stiamo messi oggi e quanto siano attuali le preoccupazioni che Yorke palesava vent’anni fa), come in Atoms For Peace (brano che avrebbe poi dato il nome anche un altro progetto parallelo di Thom Yorke) che affronta senza mezzi termini la questione nucleare, con il geniale gioco di parole “So many allies” (“Così tanti alleati”) che nella pronuncia di Yorke non si fatica a percepire come “So many lies” (“Così tante bugie”). Oppure Harrowdown Hill, che gira tutta intorno alla storia di David Kelly, scienziato inglese morto suicida e legato allo scandalo sulle armi di distruzione di massa che si supponeva fossero in mano all’Iraq. E a sottolineare tutto questo ci sono i synth che percorrono da cima a fondo “The Eraser” e che vanno a ondate, a volte cupe, scure e alte parecchi metri, pronte a spazzare via tutto ciò che si trovano davanti, altre volte solo uno sciabordio che culla, ma sempre ben lontano da una canonica tranquillità.

“The Eraser”, così, è stata la testimonianza chiara e tangibile di come il genio di Thom Yorke potesse andare incredibilmente oltre i Radiohead, oltre la dimensione del frontman, del weirdo criptico e androide avuta fino a quel momento, per ritagliarsi un ruolo di primo piano anche nel mondo della musica elettronica, guardando a gente come Autechre o Aphex Twin (non a caso il campione dei campioni di casa Warp), un mondo lambito in modo convincente con questo suo esordio da solista − sì, di quello si tratta, con buona pace del suo autore − e poi conquistato, nel corso degli anni, con tutto il resto della musica su cui ha messo la sua prestigiosa firma.

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