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Beck: 25 anni di Odelay

Il camaleontico Beck Hansen al meglio del meglio è racchiuso nel mirabolante Odelay. Creato e prodotto in collaborazione con i Dust Brothers, risulta sperimentale fin dalla buffa copertina scelta tra gli scatti di Joan Ludwig, fotografa specializzata in razze canine da esposizione, raffigurante un esemplare di Komondor, cane ungherese che a prima vista può sembrare un mocio, che salta una staccionata. Il disco è un grande collage perfetto, ricco di campionature, generi musicali diversi che includono folk, country, garage e noise rock, spingendosi fino ad esotismi, bossa nova e hip hop, una gran quantità di strumenti, molti dei quali suonati dallo stesso Beck che ritorna sui passi del notevole “Mellow Gold” (1994), altro lavoro del cantautore statunitense ad aver fatto scuola. Il titolo è basato su un gioco di parole: l’esclamazione “Oh delay!”, ovvero “Oh ritardo!”, si riferisce alla complessità e alla lungaggine dei tempi di registrazione.

Si entra immediatamente nel vivo con i giri di batteria campionata del country spaziale di Devils Haircut, provenienti da una cover “Out Of Sight” di James Brown ad opera dei Them e da “Soul Drums” di Pretty Purdie, per poi incontrare l’ibrido hip hop blueseggiante costruito sulla bassline costante e le sferzate di chitarra di Hotwax, brano che richiama immediatamente le atmosfere della bomba “Loser”, con tanto di refrain in spagnolo nel quale l’artista si prende in giro da solo, “Yo soy un disco quebrado / Yo tengo chicle en el cerebro”: da perdente a disco rotto con la gomma nel cervello è un attimo.

Si prosegue con le allegorie nuovamente tinte di blues di Lord Only Knows, con batteria di accompagnamento scelta stavolta da “When It Comes” del valido progetto Edgar Winter Group, i ritmi e gli intermezzi di sassofono dell’efficaceThe New Pollution, indirizzata alle nuove generazioni e al loro modo di “autodistruggersi”, fino a giungere alla complessa, cupa e orientaleggiante Derelict, caratterizzata dalla presenza di un sitar, e alla neo psichedelia funk dell’acida e pungente Novacane.

A risaltare nella placida e riflessiva Jack-Ass, oltre ad un vero asinello che raglia nel finale, è l’intervento dell’armonica sullo sfondo, mescolato ai sample di un’altra cover dei Them, “It’s All Over Now, Baby Blue”, mentre il successivo lavoro certosino Where It’s At, ispirato all’album sull’educazione sessuale “Sex For Teens (Where It’s At)” (1969),sfodera l’artiglieria tra synth, console, piano elettrico e numerosi campionamenti, dove spiccano sopra a tutti quelli di “Get Out Of My Life, Woman” di Lee Dorsey e “Military Cut” dei Grand Wizard Theodore.

Scivolano via veloci le pesanti linee di basso macinate nella breve e distruttiva Minus, lasciando il posto al familiare sound country funk di Sissyneck e all’interessante concetto di “uomo-robot” perennemente sotto pressione di Readymade. A concludere il folle volo di Beck sono i dinamismi da console dei Dust Brothers in High 5 (Rock The Catskills) e la quieta e lenta Ramshackle. Quando si pensa al panorama alternative non ci si può dimenticare di “Odelay”, vera e propria ode alla sampledelia e puzzle dinamico geniale dalle infinite sfaccettature, in grado di contenere un intero mondo di suoni al suo interno.

DATA D’USCITA: 18 Giugno 1996
ETICHETTA: DGC / Bong Load

Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.

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