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Morgan: «Ho dato forma al remake discografico»

08 Febbraio 2006: È cambiato Marco Castoldi in arte Morgan. L’ultima volta che avevamo avuto modo di chiacchierare con lui è stato circa cinque anni fa, sempre a Catania, alla vigilia dell’indimenticabile concerto che infiammò i verdi alberi del giardino Bellini. Sì, le cose sono cambiate, decisamente. Ora c’è qualche capello bianco a ricordare i calendari che sono passati e una linea di saggezza in più, che ne esalta la straordinaria vena artistica. Passeggiando, mentre la cenere di una sigaretta scandisce il tempo, Morgan risponde con estrema cortesia alle nostre domande, non risparmiandoci giochi di parole e una sana ilarità che ci ha lasciato il sorriso sulle labbra.

morganintervista2006

Dopo uno strepitoso quanto elegante esordio solista, nessuno si sarebbe mai aspettato un disco omaggio, remake o rifacimento che sia. Da dove nasce l’esigenza di riproporre il concept album italiano per eccellenza, lo straordinario “Non al denaro non all’amore né al cielo” di Fabrizio De Andrè?
In realtà io ho sempre fatto concept album, sin dal primo disco dei Bluvertigo, “Acidi e basi” (1995), che addirittura fa a sua volta parte di una trilogia concept, quella “chimica” per l’appunto. Mi piace la struttura formale, organica, ragione per cui ho sempre praticato l’ascolto, l’analisi e l’assetto del concept. Poi, quando ho avuto l’occasione di mettere le mani sul disco concept per eccellenza, proprio come hai ricordato, è stata un’esperienza di estraniamento perché mi sono totalmente messo nei panni dell’autore. Ne è venuto fuori qualcosa di molto strano, forse paragonabile a quanto fece Gus Van Sant con “Psycho”, il remake del capolavoro di Alfred Hitchcock. Diciamo che posso dire di aver dato forma ad un nuovo genere della musica leggera che è il remake discografico, che non si era mai visto se non sotto forma di parodia.

Azzardiamo un confronto: De Andrè faceva “confessare” i protagonisti delle sue storie mentre tu parli sempre in prima persona…
Trovi? Beh, in realtà sì, perché effettivamente mi identifico di più nel personaggio di quanto lo facesse De Andrè. Ti spiego meglio: io interpreto il mio ego momentaneo, mentre De Andrè poneva una distanza, facendo parlare la maschera.

I due lavori hanno una durata differente, c’è stato un intervento diretto sulle partiture? Al di là di Vivaldi, quali altre citazioni possiamo percepire?
Sì, a mio avviso c’erano dei limiti dal punto di vista dell’arrangiamento. Oltre a Vivaldi, che Piovani citò nel ’71, ho omaggiato Pacherbell il cui canone, a mio avviso, giaceva sotto forma nascosta nei giri di accordi di una canzone come “Il Chimico”. Diciamo che ho “esplicitato”.

Il Morgan compositore di colonne sonore tiene fede alla fabula visiva o invece opera in modo distaccato, tessendo un tappeto estraneo alla storia ma che da essa potrà essere calpestato?
Penso che la colonna sonora rappresenti in sé un’occasione per aggiungere un personaggio alla storia. Se il musicista riesce ad entrare in gioco può essere visto come un elemento aggiuntivo, che non si vede ma di cui si sente fortemente il giudizio, che può allo stesso tempo condannare e comprendere, ora con un tema di morte, ora con un tema d’amore. Ad una condotta può essere associato un motivo sonoro.

Parliamo dei Bluvertigo: è vero che state lavorando ad un nuovo album, il primo dopo sette lunghi anni di attesa?
A volte ritornano, a volte no. A tratti i Bluvertigo sono un po’ come il fotone che quando va da A a B nello stesso tempo sta andando da B a A e quindi è veramente un casino, perchè siamo intermittenti, esattamente come un fotone, che si vede ma forse non c’è, quando lo vedi sta scomparendo, quando non lo vedi sta lavorando. Quindi i Bluvertigo sono qualcosa di completamente atomico e non so dove può portare questa follia che abbiamo generato, in una struttura del gruppo che definirei una democrazia anarcoide, perché ognuno nel rispetto dell’altro fa un po’ quello che gli pare. Questo ha portato ad una sorta di paralisi, di congelamento, che però, forse, è la realizzazione del gruppo. Mi spiego meglio: questo gruppo di quattro persone si realizza nel momento in cui non è unito, perché l’esperienza fatta insieme viene portata all’esterno. Siamo una sorte di Ministero degli Esteri… andiamo in giro a diffondere qualcosa che abbiamo creato insieme.

Il messaggio dei Bluvertigo è stato capito?
No, assolutamente. Sarà capito (ride di gusto, ndr).

Cosa dobbiamo aspettarci da un album di Bugo prodotto da Morgan?
Bugo è la promessa del futuro e anche del passato, visto che ha già fatto quattro album. Io punterei molte carte su di lui, è davvero valido. In effetti, però, ora che mi ci fai pensare, quello che a me non piace avrà successo sicuramente. Ti faccio qualche esempio: quando Paola e Chiara mi fecero sentire il loro album, quello con “Vamos a bailar”, dissi che si trattava di un lavoro bellissimo ma che il pezzo in questione andava tolto… poi, tanto per dirne un’altra, quando Le Vibrazioni mi proposero di produrre il loro nuovo album risposi che per me la musica era bella ma che i testi erano da cambiare perché, a mio avviso, non avrebbero avuto mai successo… e invece… Di conseguenza ciò che a me piace, prendi Bugo o i Lombroso, non piace agli altri, e mi dispiace per loro, perché è un vero peccato che siano conosciuti da pochi.

Prendo spunto dalla t-shirt che indossi, che ritrae Siouxsie: che ne pensi della reunion dei Bauhaus?
Non lo so… (ma il suo ghigno ironico sembra dirla lunga, ndr).

Ultima domanda di rito: se ti dico “Cibicida” cosa ti viene in mente?
Il Cibicida! Il sito lo conosco! Siete voi? Grandi! È la traduzione dal latino di “colui che uccide il cibo”, ma mi sembra un’interpretazione troppo facile… o no?

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