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Tying Tiffany: «La ragazza suicida dell’electroclash»

29-04-06: Sono trascorsi una manciata di minuti dalla conclusione della adrenalinica performance di Tying Tiffany, in programma al Mer di Catania, quando cominciamo l’intervista concordata un paio di ore prima. Seduti su dei comodi divanetti in pelle rivolgiamo a Tiffany le domande che Il Cibicida ha preparato per lei: il successo inaspettato del suo album d’esordio, le Suicide Girls e qualche domanda di carattere personale sono gli argomenti del nostro incontro.

Hai la possibilità di esibirti sia live sia come dj. Credi di riuscire ad esprimere di più in un senso o nell’altro? Magari attraverso i brani da te selezionati riesci a far capire molto di te, dei tuoi gusti, delle tue inclinazioni musicali…
Di sicuro riesco ad esprimermi meglio nei live. Il dj set è una cosa secondaria che faccio… comunque mi piace fare sentire quello che ascolto, quello che mi piace, anche se poi un dj set non è abbastanza per farlo capire. Ma sicuramente è la dimensione live quella che preferisco, rappresenta quello che sono, quello che faccio.

Da più voci il genere di musica che fai è definito “electroclash”, che sarebbe una sorta di mix fra elettronica e punk. Credi sia appropriato definirti in questi termini?
Non amo molto definire, non mi piacciono molto i “generi”, quindi quando dicono che faccio electroclash non è una cosa che mi va benissimo, anche se alla fine spesso e volentieri bisogna cercare di definire quello che si fa, e forse allora è questo il termine più calzante. Sicuramente ci sono delle influenze punk-rock, è il genere da cui vengo, i gruppi con cui sono cresciuta non avevano niente di elettronico, solo i classici chitarra basso e batteria… quindi mi porto dietro quello… però non è che electroclash mi faccia impazzire più di tanto, perché è visto più che altro come moda, ed io non penso assolutamente di seguirla
questa moda…

E’ un termine che sa molto di “club britannico”, uno di quelli modaioli…
Sì, infatti, è vero…

Credi che il tuo legame con il mondo delle Suicide Girls possa essere stato, in ambito musicale, una sorta di amplificatore del successo?
Ma guarda, fatalità è stata che quando è uscito il mio album, a novembre, è stato lo stesso periodo, più o meno, in cui Suicide Girls ha cominciato a venire fuori, e quindi questo insieme di cose ha sicuramente contribuito. Però non penso che sia stato solo quello… assolutamente…

La tua carriera artistica ti ha fatto conoscere come una ragazza decisamente disinibita. Credi che in futuro, in qualche modo, proverai ad incrociare l’immagine sexy che ti sei creata e l’esperienza nella musica, oppure vuoi tenere ben distinti i due mondi?
Non so, diciamo che un po’, a volte, si uniscono… altre volte restano separati. Quindi non lo so, può darsi di si come di no (ride, ndr)…

Il tuo album s’intitola “Undercover”, testualmente “sotto copertura”. Cos’è che vuoi coprire? O forse sei tu a volerti nascondere da qualcosa? Insomma, spiegaci questo titolo…
Vuol dire esattamente “sotto copertura”, hai detto bene… mah, non è che voglio nascondermi da qualcosa in particolare… non so dirti perché alla fine ho dato questo titolo all’album… sarebbe una cosa un po’ lunga da spiegare…

Una interpretazione che ho dato io è che possa essere legato in qualche modo alla censura… nella copertina dell’album ci sei tu con il seno nudo, ma hai una fascia davanti che ti copre… che ne dici?
Potrebbe anche essere come dici tu… diciamo che ognuno può vederci quello che vuole, lascio volontariamente libero arbitrio a tutti di interpretarlo.

Avresti mai pensato a tutto questo parlare di te prima della pubblicazione dell’album? Ovunque hai ottenuto recensioni più che positive…
Non avevo nessuna aspettativa. Come ho detto altre volte, l’ho fatto perché avevo voglia di farlo, perché avevo alcuni di questi brani già fatti e avevo voglia di concretizzare il tutto. Però non pensavo assolutamente che ci sarebbe stato tutto questo interesse.

Prossimamente “Undercover” sarà pubblicato anche all’estero, ma già adesso c’è richiesta per l’acquisto dell’album. Com’è il responso del pubblico fuori dai confini italiani?
Un brano, “You Know Me”, è già uscito in una compilation di una etichetta di Berlino, la Get Physical, ed è uscita proprio adesso un’altra compilation messicana, distribuita in tutto il mondo, dov’è presente un altro mio pezzo. Da questa estate inizierò a fare delle tappe all’estero, in Inghilterra e in Germania… diciamo che si sta aprendo questa strada, forse anche in Giappone…

Quando sei sul palco inevitabilmente il pubblico, soprattutto quello maschile, ti guarda con determinati occhi… ti infastidisce? Preferiresti che tutti fossero presenti solo per ascoltare la tua musica?
L’importante è che la gente si diverta, è quello che mi interessa. Se poi guardano me o ascoltano la musica non mi importa, a me basta che chi viene a vedermi si diverta.

Superati i tabù sessuali, superata l’immagine trasgressiva che hai, c’è qualcosa che per te non va fatto, dei limiti che ti poni? Oppure sei per il motto “mai dire mai”?
Io lascio sempre ogni porta aperta, mai dire mai (ride, ndr)…

Quanti tatuaggi hai? Ti sei pentita di averne fatto qualcuno e magari non lo rifaresti?
Ne ho sei, e non mi sono pentita assolutamente, anzi sto per farne un altro e ne vorrei fare ancora di più!

Ultima domanda di rito, se ti dico Cibicida cosa ti viene in mente?
Ciripiripi Kodak!!! (ridiamo, ndr)

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