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Anna Calvi – One Breath

onebreathNel 2011 sulla copertina del suo omonimo esordio spiccava il colore rosso, tanto della camicia quanto delle labbra. Per quella di questo One Breath, invece, Anna Calvi ha puntato con forza sul bianco e nero. Un’evoluzione cromatica di poco conto, si potrebbe pensare, ma che in realtà la dice lunga oltre che sull’estetica anche sulla sostanza del sophomore della cantautrice britannica.

Perché se nel primo capitolo della sua discografia la Calvi aveva dato sfogo alle pulsioni, all’istinto e ad un’aggressività sottaciuta nel lirismo, l’Anna del 2013 – nonostante il pur breve lasso di tempo intercorso fra le due pubblicazioni – è una donna di 33 anni che si mostra riflessiva, pacata e meno incline alle sfuriate sonore.

Le due tracce d’apertura del lavoro – Suddenly e l’ottimo singolo Eliza – segnano un immaginario fil rouge col predecessore, per il loro incedere arrembante e per una potenza canora che già all’esordio aveva fatto gridare tanti a una novella Jeff Buckley (al femminile, of course). Già con Piece By Piece, però, muta pelle “One Breath”, grazie a quei synth bjorkeggianti novità assoluta nelle composizioni della Calvi. C’è Cry, aggraziata per tutti i suoi (quasi) tre minuti di durata, salvo quei cinque-secondi-cinque di mortifera esplosione nel finale, che spiazzano come quei frame pornografici inseriti dal Tyler Durden di “Fight Club” nei suoi montaggi video.

“One Breath” il suo apice lo tocca senza dubbio con Sing To Me: una ballad scurissima che deve tanto alla passione di Anna per l’opera e la musica classica, languida e cinematograficamente noir. La vera e propria gemma dell’intera produzione dell’inglese. Tristan – l’anello debole dell’album, probabilmente piazzato non a caso al giro di boa – lascia così spazio alla title track, che riprende il discorso intrapreso con “Sing To Me” e lo amplifica grazie ad una lunghissima coda strumentale affidata interamente agli archi.

Love Of My Life è il brano che non t’aspetti, un cumulo di distorsioni apparentemente non in linea col resto dell’album, che però danno al pezzo un’ombra new wave che calza a pennello alle tonalità tendenti alla pece del disco. In Carry Me Over la voce della Calvi smette di essere protagonista per nascondersi – strumento anch’essa – fra gli strati sonori. Il finale, giunti a questo punto, non poteva che essere appannaggio di due brani come Bleed Into Me e The Bridge, con l’oscurità che s’impossessa definitivamente dell’album: solenne invocazione pagana la prima, nenia goticheggiante la seconda.

E così, dopo un esordio brillante e meritatamente acclamato, non poteva esserci miglior conferma di “One Breath”: Anna Calvi schiude ancor di più se stessa all’ascoltatore, lo fa con la consueta eleganza e forte di una sfrontatezza ammirevole anche nei passaggi artisticamente più probanti, allontanando definitivamente paragoni illustri e meritandosi ancora una volta la candidatura a disco dell’anno.

(2013, Domino)

01 Suddenly
02 Eliza
03 Piece By Piece
04 Cry
05 Sing To Me
06 Tristan
07 One Breath
08 Love Of My Life
09 Carry Me Over
10 Bleed Into Me
11 The Bridge

IN BREVE: 4/5

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