
Indifferenza generale, nient’altro: questa è stata l’accoglienza per il nuovo album degli Arcade Fire. Un hype sotto lo zero, per quella che è stata una delle band più iconiche e significative del primo quindicennio degli anni 2000. È forse questa la cosa che mette più tristezza e che dovrebbe allarmare non poco Win Butler e soci, al secondo passo falso consecutivo dopo il deludente “Pink Elephant” del 2025 (preceduto a sua volta dal più che buono “WE” del 2022, che qualche pezzone da Arcade Fire ce l’aveva eccome). Poi, come detto, un disco che appariva come una modesta collezione di b-side (il suddetto “Pink Elephant”, e ci torneremo) ed ora lo strumentale Open Your Heart Or Die Trying, che altro non sembra che una colonna sonora per un film mai realizzato (o meglio dire: una colonna sonora che non ha trovato alcuna collocazione).
Come qualsiasi soundtrack, c’è almeno un momento degno di nota: peccato però che il pezzo più convincente, la title track (che ricorda a tratti Kubrick, a tratti le atmosfere psicotiche dell’accoppiata vincente Cliff Martinez/Refn), sia pure il pezzo iniziale dell’album precedente! Insomma, siamo davvero alla presa per i fondelli conclamata. E il resto del disco? L’unica traccia che rasenta la sufficienza è Trust Fall, per il resto il nulla cosmico. Infatti, quello che maggiormente irrita – lo diciamo a scanso di equivoci – è il fatto di aver dato i crismi di album ufficiale Arcade Fire a questo lavoro in studio: seguendo il filo logico fatto ad inizio recensione, qui siamo alle b-side delle b-side. Sinceramente troppo, signor Butler, sinceramente troppo: indigeribile anche per i fan più incalliti.
L’ultima speranza – per chi ha amato visceralmente gli Arcade Fire nei primi due terzi della loro carriera – sta nel fatto che non ci sia stato alcun tour promozionale a supporto di questo disco, così come per il precedente “Pink Elephant” (eccetto una manciata di date): insomma, un duplice cazzeggio sperimentale del quale probabilmente i canadesi sono ben consapevoli. Dopo questi due indizi che ci danno una prova, è arduo prevedere cosa ci dirà il futuro. Rinascita, patetico tentativo di stare a galla o definitivo oblio? Lo scopriremo già con il prossimo disco, che avrà tanto il sapore di una sentenza senza appello.
2026 | Columbia
IN BREVE: 1/5