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Converge – Axe To Fall

Anche col più intenso degli sforzi mentali ci riuscirebbe quasi impossibile immaginare i Converge diversi da ciò che sono. Non potremmo pensare a loro senza le urla da agonia isterica di Jake Bannon. Non potremmo figurarceli senza quei riff che sono un’ulcera di amianto temprati dalle mani ignifughe di Kurt Ballou. Non sembrerebbe possibile che concepiscano musica senza una sezione ritmica da impiegare per i carotaggi. I Converge di Axe To Fall non sorprendono ma impressionano perché a diciannove anni dalla nascita non hanno perso un milligrammo della potenza e di quella furia che li ha resi uno dei capisaldi della musica estrema del nuovo millennio. L’attacco al fulmicotone di Dark Horse, dall’aria speed-metal per un pelo non tamarra, lascia presagire un disco dal tenore differente dalle consuete scannate convergeiane. I dubbi vengono immediatamente fugati col marziale trittico Reap What You Sow (gli accenti death metal sono evidentissimi anche qui, dove non sono lontani gli assalti degli Entombed) – Axe To Fall – Effigy. Giunti fin qui le ferite lacero-contuse cominciano a grondare amabilmente sangue, ma è solo l’inizio. “Axe To Fall” persegue la via intrapresa con “You Fail Me” con un songwriting chiaramente d’impatto metal. Worms Will Feed è il classico post-core neurosisiano a rilento nella tipica rilettura della band di Boston. Lunga la trafila degli ospiti disseminati qua e la tra le song in scaletta: da ben tre dei Cave In ad Uffe Cederlund dei Disfear (ed ex-Entombed), dai Genghis Tron a Steve Von Till dei Neurosis, quest’ultimo nella mosca bianca dell’intera tracklist, Cruel Bloom che sa tanto di Mark Lanegan e Tom Waits (e di Neurosis, of course). Il piglio assassino, l’impossibilità di contenere un’isteria congenita che, di disco in disco va sublimandosi e orientandosi verso forme sublimate e più strutturate di efferatezza sonora, pulsa senza sosta tra queste tredici abrasioni auricolari. Invero, se non si dicesse però che “Jane Doe” del 2001 rimane ancora oggi una delle pietre angolari della musica tosta, nonché il non plus ultra dei quattro del Massachussets, con l’ultima nostra affermazione si potrebbe confondere questo “Axe To Fall” per un capolavoro che, ad essere rigorosi, non è. Ma è altrettanto vero che se un gruppo con due decadi di musica inedita prodotta alle spalle spara fuori le martellanti meccaniche di Damages e in un batter di ciglio torna a collocare mine in tutta l’area circostante con Losing BattleCutter senza che le due cose stridano l’una a contatto con l’altra, la faccenda porterà con sé un motivo che esce oggettivamente fuori dal metro di giudizio del critico. Ovvero ci dice che i Converge sono una delle band migliori della musica contemporanea, permetteteci di tirarli fuori dal mero ambito estremo, una volta tanto. Perché al di là della ferraglia che stride, di un approccio sanguinario all’arte musicale, quello dei Converge è un apparato comunicativo complesso, di cui l’ira verso il mondo è solo l’effetto di una causa ben più profonda, che appartiene senza mezzi termini alla dimensione dell’uomo contemporaneo: la desolazione, la solitudine, l’infinita malinconia, per non dire l’irreversibile depressione. Ed i Converge, fedeli a loro stessi come sempre, non hanno mai ammainato la bandiera, facendosi portavoce della guerra personale di ognuno di noi.

(2009, Epitaph)

01 Dark Horse
02 Reap What You Sow
03 Axe To Fall
04 Effigy
05 Worms Will Feed
06 Wishing Well
07 Damages
08 Losing Battle
09 Dead Beat
10 Cutter
11 Slave Driver
12 Cruel Bloom
13 Wretched World

A cura di Marco Giarratana

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