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Liam Gallagher – Why Me? Why Not.

Zitto zitto, Liam Gallagher a dieci anni dalla scioglimento degli Oasis ha già quattro album all’attivo: un paio a nome Beady Eye, sfortunata esperienza degli ex Oasis orfani di Noel, e i successivi due lavori in studio da solista, quelli dell’inaspettata e clamorosa rinascita tanto musicale quanto in termini di popolarità.

Puntare sulla sua iconica figura – date un’occhiata all’artwork del disco per credere – si è rivelata una scelta vincente, anche perché di rockstar in giro ne sono rimaste davvero poche. È dunque conseguenza logica che – a differenza del fratello – il più giovane dei Gallagher musicalmente preferisca non sperimentare ma battere percorsi parecchio sicuri, talmente omogenei da discostarsi pure dagli album degli Oasis, dove qualche brillante divagazione capitava sempre. Era puro e classico britrock con venature beatlesiane il precedente “As You Were” (2017) e lo è ancora di più questo nuovo Why Me? Why Not. che, a scanso di equivoci si ascolta con gran piacere.

Manca forse un picco assoluto come l’esplosiva “Wall Of Glass” di due anni orsono, ma il livello medio è davvero alto. L’iniziale Shockwave fa il suo sporco lavoro, mentre One Of Us è un’esplicita e riuscita dichiarazione d’amore nei confronti della band che Liam riformerebbe anche domattina (di sicuro non possiamo aggiungere la dicitura “anche gratis”). Bene anche la malinconica Once, la solare Now That I’ve Found You e le sonorità sixties di Halo, ma è con la meravigliosa title track – che mette la voce di Gallagher a dura prova – che l’album dà il meglio di sé.

Nella seconda parte del disco la sostanza non cambia, anche se c’è un leggero calo qualitativo: Be Still era sinceramente evitabile, così come The River, che percorre gli stessi sentieri grezzi di Shockwave. Va meglio con le sfacciatamente lennoniane Alright Now e Meadow, mentre Invisible Sun strizza più di un occhio agli Stone Roses.

I più maligni sospettano che ci sia ben poca farina del sacco di Liam nel songwriting, ma in dei conti poco importa, come non riveste grande importanza il fatto che dal vivo canti sempre più canzoni dell’odiato fratello: entrato nel terzo decennale della sua carriera, Liam Gallagher è un fiero simbolo del suo tempo, incurante dell’età e degli eventuali 50 gradi all’ombra per sfoggiare sempre e comunque uno dei suoi inconfondibili parka. In fondo si va volere bene.

(2019, Warner)

01 Shockwave
02 One Of Us
03 Once
04 Now That I’ve Found You
05 Halo
06 Why Me? Why Not.
07 Be Still
08 Alright Now
09 Meadow
10 The River
11 Gone
12 Invisible Sun
13 Misunderstood
14 Glimmer

IN BREVE: 3,5/5

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Già farmacista, ha messo su la sua piccola impresa turistica. Scrive per Il Cibicida dal 2009.

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