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Soap&Skin – Narrow

Il secondo lavoro di Soap&Skin, Narrow, ci accoglie con una traccia in tedesco: subito ci si dischiude un universo intero, hit et nunc, in barba a coloro i quali vanno in giro vaneggiando e sostenendo che il tedesco sia una lingua poco musicale. E’ l’universo di Anja Franziska Plaschg e noi veniamo lanciati da un’altura verso il paesino della Stiria da cui proviene. Quell’universo che avevamo conosciuto col primo, delicatissimo “Lovesong For Vacuum”, pubblicato ben tre anni fa, è totalmente mutato, maturato, scosso, e così anche noi ci lasciamo scuotere, tra sentimenti altalenanti, tra commozione, tenerezza, passione e coraggio. Questa prima traccia, Vater, è la trasposizione in musica del processo di accettazione della morte del padre (al quale è stato inoltre dedicato il disco intero): all’inizio sentiamo una richiesta sussurrata, “Haltet alle Uhren an – Fermate tutti gli orologi”, il pianoforte accompagna la sua voce. Dopo arriva la rabbia dovuta alla consapevolezza della morte “Ich warte auf dich, wann kommst du wieder heim? Ich wollt’ noch nie lieber eine Made sein – Ti aspetto, quand’è che torni a casa? Preferirei non essere più una larva”, già vediamo Anja concentratissima sul pianoforte, che preme i tasti nervosamente, la immaginiamo mentre si accanisce, che convoglia i suoi sentimenti nelle azioni, forse per non pensare. Dopo una cover, Voyage Voyage, arriva Deathmental. Lo spirito dei Nine Inch Nails viene evocato per confezionare questo brano dai suoni frammentati, sezionati chirurgicamente, dove la contrapposizione con la voce ci lascia attoniti, angosciati, eppure ancora anelanti, ancora in preda alla catarsi. Con Cradlesong, Wonder e Lost possiamo abbandonarci, fiduciosi, come se fossimo coccolati mentre ci rimboccano le coperte; arriviamo così alla penultima traccia, Boat Turns Toward The Port, e ritorna l’elettronica, un suono campionato, meccanismi di orologi – forse di macchina da scrivere – ancora una volta, forse vuole invitarci a fermare il tempo e a fissare un attimo, “My whole burden is laid down / Stay here – Il mio fardello è stato posato, rimani”. Siamo quasi alla fine del viaggio, siamo ridotti in brandelli, Big Hand Nails Down prova a descrivere l’estremo abbandono, verso un giro nell’Ade, verso un “Vacuum of God / And there you go – Il vuoto di Dio, ed è lì che vai”, pianoforte concitato ed elettronica. La nostra Anja, novello Orfeo e allo stesso tempo novella dannata, incanta le Erinni e placa il suo stesso tormento, “Shouts with a voice you can’t hear for what you can’t bear – Urla con una voce che tu non puoi sentire per ciò che non riesci a sopportare”. Decide così di lasciare il padre-Euridice al suo nuovo stato. E’ possibile addirittura azzardare un parallelismo (forse ardito) tra questo “Narrow” e “Adore” degli Smashing Pumpkins, entrambi album scaturiti dal dolore di una perdita, probabilmente prodotti per esorcizzare il dolore, ed entrambi lavori di netta evoluzione. Se fosse possibile riassumere l’ascolto dell’intero album in una sola frase sarebbe corretto dire: se mai Trent Reznor dovesse essere investito dell’onere di scrivere una musica per un carillon, molto probabilmente suonerebbe esattamente come “Narrow”.

(2012, Pias)

01 Vater
02 Voyage Voyage
03 Deathmental
04 Cradlesong
05 Wonder
06 Lost
07 Boat Turns Toward The Port
08 Big Hand Nalls Down

A cura di Giovanna Castano

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