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Weezer – SZNZ: Spring

Uno dei regali lasciati dall’avvento delle piattaforme musicali in streaming è senza dubbio la malsana abitudine di pubblicare album con la stessa frequenza di uno starnuto a Gennaio. I Weezer, ad esempio, hanno all’attivo, solo dal 2019 a oggi, tre album che fungono più da alert che da novità vere e proprie; una sorta di reminder per evitare l’oblio.

SZNZ: Spring è solo il primo di quattro EP ispirati a Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi destinati a uscire seguendo l’alternanza dei periodi che la band di Cuomo ha promesso di pubblicare. Il problema di fondo è la sensazione che veicola i lavori più o meno recenti dei Weezer, quella di una band dalla durata trentennale (trenta esatti compiuti lo scorso Febbraio) che si sia congelata nel fare del gioco un’attitudine molto pericolosa. Perché, si sa, a maneggiare con poca cura alcune categorie di beni immateriali (come le opere del compositore veneziano) si rischia di tirar fuori qualcosa di molto scadente o, peggio, di scivolare vorticosamente in parodia.

E infatti, Opening Night che riprende il tema principale del Primo Movimento della Primavera risulta già candidata al premio di intro più brutta nella categoria delle peggiori intro della storia. Altra intro agghiacciante è quella di The Garden Of Eden, che dopo un cinguettio iniziale prosegue con un’alternanza tra handclapping (che Dio santo a cinquant’anni no, per carità) e chitarre in un tema fin troppo semplice e ripetitivo. Su All This Love sarebbe meglio non dire nulla, un velo pietoso non basterebbe a coprire integralmente il fastidio.

Per quanto poi si possano trovare, con uno sforzo, attimi in cui le orecchie non sanguinano (A Little Bit Of Love, Wild At Heart) “SZNZ: Spring” rimane pur sempre un’offerta né orecchiabile né scherzosa, ma semplicemente insapore. Anche la struttura delle sette tracce è discutibile, poggiandosi su un ciclo costante di acustico – riff – rullante che si ripete ad libitum facendo sì che le sette tracce risultino letteralmente tutte identiche.

Una delle cose più fastidiose di questa uscita è la decisione del gruppo di aver accostato un disco così poco ben fatto a uno degli esempi più grandiosi di “Poema in musica della Natura”, con un conseguente stato confusionale nell’ascoltatore che non capisce bene se deve ridere  o incazzarsi. Nel dubbio fate così: togliete i Weezer e ascoltate Vivaldi.

(2022, Crush Music / Atlantic)

01 Opening Night
02 Angels On Vacation
03 A Little Bit Of Love
04 The Garden Of Eden
05 The Sound Of Drums
06 All This Love
07 Wild At Heart

IN BREVE: 1,5/5

Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.

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