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Primavera Sound 2019: cinque festival nel festival

Manca ormai pochissimo all’inizio del Primavera Sound, festival che dal 2001 anima Barcellona con un cartellone di artisti sempre all’avanguardia e avanti nel tempo, tanto da diventare un punto di riferimento sia per gli “addetti ai lavori” del music business che un appuntamento da non perdere per gli amanti di qualsiasi genere di sonorità. Se infatti il Primavera si è sempre dimostrato più attento rispetto ad altri festival di grandi dimensioni alla musica “di nicchia” e agli artisti underground di spessore, per quest’anno l’offerta musicale sembra essersi ancora più ampliata in favore delle nuove generazioni di ascoltatori e, in generale, verso direzioni inaspettate e inusuali per la storia spiccatamente indie rock del festival (senza essere stato esente da critiche da parte dei frequentatori della prima ora). Data la varietà di generi musicali e di artisti profondamente diversi tra loro, è possibile immaginare cinque percorsi sonori, cinque sotto-festival autosufficienti, da vivere all’interno della tre giorni al Parc del Forum in base al proprio momentaneo umore e gusto. Iniziamo questi ipotetici viaggi in una line-up #newnormal.

 

IL POST DEMARCO

Quest’anno a Barcellona c’è la consacrazione definita del post De Marco, meme/non-genere musicale dentro cui racchiudere tutti i giovani songwriter lo-fi che verosimilmente hanno iniziato a registrare i primi pezzi in cameretta grazie all’influenza del chitarrista canadese. Innanzitutto ci sarà Mac DeMarco in persona, il Messia del movimento, fresco di pubblicazione del nuovo album “Here Comes The Cowboy” con il quale in realtà ha cercato di svincolarsi dall’allegro cazzeggio dei primi album con un suono più maturo, serioso e forse più noioso. Cazzeggio, inteso nel senso migliore del termine come sinonimo di spensieratezza e disimpegno, in cui sguazzano i suoi adepti: al Forum ci saranno le chitarrine di Boy Pablo (di cui vi avevamo parlato in occasione del suo primo passaggio in Italia), le litanie ipnotiche in spagnolo e inglese di Cuco, le giovanissime Clairo e Soccer Mommy, Snail Mail che con “Lush” ha dato alla luce uno dei migliori album del 2018 e l’ex chitarrista di Mac DeMarco, Peter Sagan, che ora si fa chiamare HOMESHAKE. L’elenco potrebbe non finire qui, ma servirebbe un trattato per definire meglio i confini e i criteri di selezione del post DeMarco onde evitare querele da parte degli interessati.

 

REGGAETON

Le critiche maggiori di cui si parlava nell’introduzione sono dovute soprattutto all’inedita e massiccia presenza di artisti reggaeton in quest’edizione 2019. Evidentemente la direzione artistica del Primavera ha capito che, sulla falsa riga della trap, le sonorità latinoamericane diventeranno molto più che una semplice presenza estiva nelle radio e hanno anticipato i tempi rispetto agli altri festival europei (e stiamo comunque parlando di un festival in Spagna, non in Groenlandia). Di fatto, ha chiamato a rapporto alcuni dei nomi più influenti del genere: tra gli headliner c’è J Balvin, che anche se non conoscete di nome l’avrete spesso sentito involontariamente negli ultimi anni per le sue innumerevoli hit (è parecchio quotato un suo duetto con Rosalia in “Con Altura” durante il suo set), ma anche DJ Playero, il Grandmaster Flash del reggaeton, che per primo negli anni ’90 nei suoi mixtape ha sovrapposto basi hip hop e reggae con freestyle in lingua spagnola, lanciando personaggi come il Daddy Yankee de “La Gasolina”. Oltre questi “pesi massimi”, ci sono parecchi artisti di successo nelle rispettive nazioni d’origine, come la colombiana Rosa Pistola, i messicani Uzielito Mix e Bea Pelea o la cubana La Goony Chonga, esponente del treggaeton (trap + reggaeton), roba da stomaci forti o da felice degenero a base di twerk alle 2:00 del mattino.

 

VECCHI REDUCI DELLE CHITARRE

 Va bene lo slogan “New Normal” a sottolineare un’apertura innanzitutto musicale (poi anche sociale, con una delle prime line-up bilanciata nelle percentuali di artisti uomo/donna!) al “nuovo”, ma il Primavera ha sempre significato soprattutto amore verso l’indie rock, il post punk, il math rock, il brit pop e tutta la musica di un certo livello basata sulle chitarre e uscita dagli anni ’80 in poi. Alcuni artisti nella line-up quest’anno non hanno bisogno di presentazioni e basterebbero per rendere superflua ogni polemica: ci saranno i Built To Spill che suoneranno lo storico “Keep It Like A Secret” in occasione del ventennale dell’album, la reunion degli Stereolab, il nuovo progetto di Jarvis Cocker e poi ancora June Of 44, Primal Scream, Guided By Voices, Suede, Jawbreaker e Stiff Little Fingers. Insomma, un ultimo contentino ai “vecchi” prima della futura dominazione totale del treggaeton, tanto che tra il merchandize del festival di quest’anno figura anche un cappellino con scritto “ex indie”: si vede che dalla regia del Primavera sono i primi a scherzare sul tema.

 

GIOVANI SENZA SONNO

Per non farsi mancare praticamente nulla, quest’anno a Barcellona è presente una serie di nomi di punta del mondo electro, dalla massima raffinatezza alla cassa dritta ignorante, dedicati soprattutto a chi ha ancora forza nelle gambe dopo le prime 6/7 ore di concerti pomeridiani. Fa strano vederli divisi in una line-up dopo tutti questi anni ma, dopo aver rotto il sodalizio Moderat, ci saranno sia i berlinesi Modeselektor che Apparat, ma anche Peggy Gou, la cui presenza in ogni festival del globo è evidentemente obbligatoria (non che ci dispiaccia, anzi), l’istituzione techno Richie Hatwin e la sua discepola Nina Kravitz, il morbidissimo electrofunk di Dam Funk, le devastanti Helena Hauff e Avalon Emerson (sentire per credere), la straniante PC Music di Danny L Harle, la freschezza del crossover di Mura Masa, Objekt… Una piccola enciclopedia della moderna musica da ballo racchiusa in tre notti.

 

FUORI DA OGNI LOGICA

I possibili itinerari musicali dentro quest’edizione del Primavera sono chiaramente più di 4/5, se si considera già solo la quantità di grandi artisti hip hop e r’n’b presenti quest’anno che non stiamo citando. Ma l’aspetto più divertente del Primavera Sound, ciò che lo rende davvero unico, è la co-presenza deliziosamente random sugli stessi palchi di artisti ai poli opposti dello spettro sonoro. Il viaggio consigliato in questo caso consiste nell’andare totalmente in confusione gironzolando senza criterio nel Parc Del Forum per alternare le reginette post-Disney Miley Cyrus e Carly Rae Jepsen con il live dei Carcass, quest’anno solitari rappresentanti del mondo “heavy” rispetto agli scorsi anni in cui sono passati dalle parti di Barcellona con più continuità gruppi come Converge, Sleep, Slayer e così via. Si può passare dal coro The Mistery Of Bulgar Voices, per intenderci quelle del “Pipppero” di Elio e le Storie Tese, a Myrkur, che col suo black metal atmosferico è perfetta per il clima medievaleggiante portato da Game Of Thrones nelle ultime settimane. E poi ancora il pop estremo di artisti parecchio strani come Yves Tumor, qui in versione live band, gli indecifrabili giapponesi Wednesday Campanella, la musica senza confine di genere di Linn Da Quebrada, Mykki Blanco e SOPHIE da mischiare ai campioni dell’improvvisazione jazz The Necks e Sons Of Kemet e ai viaggi interstellari dei synth della nostra Caterina Barbieri, consigliata anche solo per il fatto che sarà interessante sentirla alle 4:00 del pomeriggio anziché a notte fonda. Poi dritti in Italia per un TSO e un po’ di giorni di riposo.

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