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Ibeyi – Offering

Le Ibeyi che tornano a farsi sentire in questa calda metà di 2026, dopo quattro anni di silenzio discografico, si confermano un progetto mutevole e in continua evoluzione, mai fermo a rimuginare su se stesso perché sono le loro − e le nostre − vite a non essere mai immobili. E i quattro anni passati da “Spell 31” del 2022 ad oggi, infatti, sono diventati un po’ il lungo cammino necessario affinché le due riuscissero a imbastire un ritorno, umano prima che artistico, alle radici della loro famiglia, a quella Cuba già raccontata dal padre Miguel “Anga” Díaz e sempre, costantemente, nei pensieri e nella musica delle sorelle Lisa-Kaindé e Naomi. In Offering non ci sono più produttori vari ed eventuali ad assecondarsi al fianco delle due sorelle, mentre alle spalle non hanno più neanche la XL Recordings che aveva licenziato i loro vecchi lavori: qui le Díaz fanno tutto da sole, indipendenti per volontà e concetto, ritornando il fulcro della propria stessa musica. Scrivono tutto, supervisionano tutto, entrano dentro tutto un disco che, infatti, trasuda la loro essenza molto più che in quanto fatto nel recente passato.

C’è il solito meling pot di lingue che la vita e la formazione delle due gli ha regalato (quindi francese, spagnolo, inglese e yoruba, mischiati in modo inscindibile e a tratti irriconoscibile), un melting pot linguistico che fa il paio con quello sonoro: quindi ritmiche caraibiche, una costante tensione di stampo decisamente più anglosassone e, più in generale, una cupezza che non appartiene esattamente all’immaginario dell’assolata Cuba (come già detto, loro mondo di riferimento), ma che si confà invece pienamente all’attuale situazione dell’isola, stretta nella morsa delle sanzioni e delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti, di quel buio in cui sta sprofondando l’isola per la ripetuta assenza di elettricità.

Il ricordo del padre continua ancora a guidarle anche dopo tanti anni dalla sua scomparsa, nella semplicità di certe soluzioni, nell’immediatezza di un modo di esprimersi che è Cuba al 100%. Ma tutto questo non vuol dire affatto, però, che “Offering” sia un disco poco stratificato o che giochi al ribasso con le quotazioni delle due: l’esotismo di Aset, l’R&B da isola deserta che ricama Moshpit a colpi di clangori da fabbrica (un po’ sulla scia di due meravigliose eroine del genere come FKA Twigs e Kelela), il basso di Baba che pulsa come fosse un’arteria irrorata di sangue vivissimo e poi il pianoforte e gli archi che intarsiano Good Life, sono la base su cui poggia il vero protagonista dell’intero disco, ovvero l’incastro tra le voci di Lisa-Kaindé e Naomi. Le due si danno il cambio e s’accavallano fra loro in vocalizzi e linee melodiche dolcemente strutturate, come in The Process, dove le due raggiungono l’apice del nero delle loro nuove interpretazioni, fino alla conclusiva Lucky in cui torna l’acustica che era stata protagonista dei primi lavori delle due e che in “Offering” lascia invece quasi tutto il palcoscenico ad elettronica e soluzioni altre.

“Offering” è un disco dove spiritualità e terra si fondono in un tutt’uno, così come lo sono all’interno di ogni essere umano, un disco che sa di rinascita nel senso di ritorno agli albori di un’intera esperienza artistica come quella delle sorelle Díaz, un disco in cui amore, radici, cambiamento, resilienza e ficcante dolore scrivono una storia che le due conoscono già e che conosciamo benissimo anche noi tramite le loro parole, ma che risentire fa sempre bene, specie nella forma intellegibile e coinvolgente datagli da Lisa-Kaindé e Naomi.

2026 | Ibeyi/AWAL

IN BREVE: 3,5/5

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