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#MySong: “Washer”, Slint

Washer
Slint
“Spiderland”, 1991

C’è stato un momento in cui il mondo pareva potesse scomparire da un momento all’altro. No, non c’entrano nulla telefoni rossi e guerre nucleari. Il mondo si reggeva in bilico perché era la direzione a essere smarrita. Nel 1991 quattro ragazzi si buttano nelle acque nere di un lago nel Kentucky, sono gli Slint. Una band che non ha scritto tante canzoni ma che, molte delle poche, contengono un’importanza epocale. Come Washer. “Washer” è la lettera d’addio al mondo. Una ninna nanna al chiaro di una luna morsicata. Il tentativo di conservare un po’ di speranza nonostante il countdown sia cominciato da un pezzo. La stanchezza di vivere mista all’ultimo respiro. “Buonanotte amore mio, ricordati di me quando ti addormenti, riempi le tasche della polvere e dei ricordi che escono dalle mie scarpe”. La voce è quella di Brian McMahan che è dolce anche se rassegnata. Brian tiene la mano della sua ragazza, ma sa che al suo risveglio il mondo potrebbe non esserci più. La canzone si regge su un sottilissimo filo di chitarra, un arpeggio triste, sottile e bellissimo. “Non tornerò qui, anche se potremmo incontrarci ancora, tu lavati con le tue lacrime e costruisci la tua chiesa con la forza della tua fede” – prova guardare oltre. Ma la notte ora inizia a ribollire smuovendo vento e tempesta che sbattono le persiane delle finestre come la risata di un teschio. Un rumore sinistro avanza in lontananza. Come un crepitio. Walford con la batteria accompagna questo rumore fino all’esplosione, forte, atroce, un cataclisma. E mentre il mondo finisce, mentre il cielo assume un colore sconosciuto e tutti cercano riparo, una voce implora: “Promettimi che il sole sorgerà di nuovo”.

Riccardo Marra
Giornalista e autore, scrive per RAI e Mucchio Selvaggio. Qualche volta anche speaker radiofonico e blogger. Fondatore de Il Cibicida.