Home EXTRA Come combattere il Secondary Ticketing? Le possibili soluzioni nella prima conferenza dedicata

Come combattere il Secondary Ticketing? Le possibili soluzioni nella prima conferenza dedicata

È pessima abitudine italica scandalizzarsi sull’onda della notizia del momento per poi dimenticare tutto in fretta. Fosse solo per questo, la prima conferenza internazionale per discutere il problema del Secondary Ticketing, fortemente voluta da Claudio Trotta, patron di Barley Arts, è stata un gran bel segnale al fine di mantenere alta l’attenzione dopo lo scoop de Le Iene di qualche mese fa. La giornata organizzata al Teatro Franco Parenti di Milano è stata però anche l’occasione per serrare le file da parte degli addetti ai lavori (artisti, promoter, società dei servizi integrati di biglietteria, stampa, politica), con l’obiettivo di creare un efficace fronte comune contro quella che è ormai diventata un’autentica piaga: ricordiamo che altro non è che puro bagarinaggio, spesso con il placet di promoter e artisti senza scrupoli.

Durante la mattinata si sono susseguiti vari interventi, sul tema specifico “La negazione del Secondary Ticketing: dall’artista al consumatore”: Claudio Maioli (manager di Ligabue), ha ricordato come “il secondary ticketing sia un tumore da estirpare, più redditizio negli USA del mercato della cocaina”, proponendo di combatterlo tramite l’informazione, leggi più efficaci e biglietti nominali. Della stessa opinione Alex Bruford (ex batterista degli Infadels e figlio di Bill, già percussionista di Yes e King Crimson), agente della ATC live, che ha raccontato l’efficacia dei tagliandi nominativi in occasione dei concerti londinesi dei suoi assistiti The Lumineers.

L’intervento più interessante e completo è stato però quello di Stefano Lionetti (Amministratore Delegato di Ticketone) che – dopo avere ricordato la totale assenza di garanzie per chi compra tramite circuiti non autorizzati – ha espresso con coraggio alcune posizioni scomode: ha chiaramente parlato di accordi tra siti di bagarinaggio online e management degli artisti (ad esempio il caso Madonna-Viagogo e il recentissimo scandalo che riguarderebbe i concerti inglesi di Robbie Williams) e si è espresso contro il biglietto nominale, poiché “non è un buon servizio per il consumatore, costa moltissimo e non risolve il problema”, ricordando la differenza tra il vero biglietto nominale (come nel calcio) e l’intestazione all’acquirente, che attualmente può ovviamente acquistare più biglietti.

Gennaro Milzi di SIAE ha invece raccontato di una mail di protesta ricevuta da parte di una signora che su Viagogo aveva comprato a prezzo quadruplicato i biglietti per un concerto di Vasco Rossi: leggendo sul sito che i biglietti stavano per esaurirsi, la signora si è precipitata ad acquistarli, peccato che la vendita ufficiale non fosse neanche cominciata… Meno avvincente la sessione pomeridiana, che ha ospitato una tavola rotonda sul tema “Etica e musica dal vivo”: alcuni degli ospiti hanno ipotizzato la possibilità di biglietti a prezzo dinamico, ma noi personalmente non vediamo nulla di buono nel vendere i biglietti dei concerti come fossero voli o camere d’albergo, fosse solo per certi prezzi “poco etici” in alta stagione, figli di regole che non tutelano a dovere il cliente.

In conclusione l’ottima chiusura di Claudio Trotta, che ha ricordato come l’industria musicale, inseguendo guadagni facili, abbia nel corso dei decenni investito sui supporti fisici d’ascolto trascurando l’arte millenaria della musica dal vivo: il risultato è stato l’essersi fatti trovare impreparati nel momento cruciale, senza gli opportuni anticorpi. Anche Trotta ha proposto il biglietto nominale: noi continuiamo a nutrire qualche dubbio su questa soluzione (se si vuole davvero combattere il bagarinaggio ovvio che il cambio nominativo diventerebbe complicato, con buona pace di chi non riesce ad andare più a un concerto), ma i suoi meritevoli sforzi per far sì che si continui a parlare del problema cominciano a essere premiati.

Karol Firrincieli
Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.