Massimo Volume – 03/12/2008 – Roma – Circolo Degli Artisti

Premessa – Un pensiero fisso mi tarla in testa mentre aspetto che i Massimo Volume salgano sul palco: chi non li ha potuti vedere allora, tra gli anni d’oro 1992/1999, chi ha scoperto tardi dischi come “Lungo i bordi”, coloro che, insomma, sono arrivati col fiatone, ma in tempo per vedere Emidio Clementi dichiarare lo scioglimento – credo abbiano amato la band molto di più di chi li “visse” negli anni ’90. Capita spesso in realtà, non è una cosa nuova. L’assenza del “nuovo” irrobustisce la fantasia, ingrossa la fame, gioca di suggestioni. E quella dei Massimo Volume e del suo leader è una storia che è fantastica da “ordinare”, di cui è emozionante montare i pezzi, come fosse un puzzle sonoro/letterario: i dischi, le uscite bibliografiche di Mimì, i suoi reading assieme ad Agnelli, tutto partecipa a raccontare nomi, luoghi, vite, stanze della vita randagia di Clementi e forse anche un po’ della nostra.

Il tempo scorre lungo i bordi – L’arrivo sul tappeto del Circolo Degli Artisti di Mimì, Vittoria ed Egle (più il nuovo acquisto Stefano Pilia) provoca fibrillazioni varie. In pochi secondi si ritorna a calpestare vecchi luoghi come le strade di Bologna (Per farcela), le soffitte da sgomberare (Qualcosa sulla vita), il freddo gelido della Svezia (Sul Viking Express), le stanze claustrofobiche (La notte dell’11 ottobre), “le sale da pranzo d’America” (Il primo Dio). Ed è davvero dalle primissime rullate massicce della Burattini, che noi ascoltatori ricominciamo ad inspirare il gusto dell’ultima sigaretta fumata. Un vecchio “vizio”, insomma, a cui si sgarra almeno per una sera. Il vizio della poesia metropolitana, degli incubi strazianti che divengono i migliori compagni, del gelo della notte che si fa ispirazione, della luce elettrica che confina “la notte fuori dalle vetrate”. Il vizio delle parole asciutte di Clementi, il suo malessere, la sua pagina pesante come un macigno. E sul palco Mimì non parla molto col pubblico, probabilmente perché già “provato” da tutto ciò che racconta, emicranicamente, al microfono. Pizzica il suo basso con un po’ di apprensione, battezza il microfono con uno strano gesto che ripete veloce quasi fosse un segno della croce e si muove sobrio dentro la sua camicia nera “comprata per l’occasione”. E poi, certo, emoziona sempre con il suo spoken, diretto, sofferente, masticato. Non che Vittoria ed Egle si dimostrino più loquaci. La prima suona da paura i piatti, concentratissima, muscolosa ed illuminata da una luce fiacca. Sommacal si curva sulla chitarra per rialzarsi solo a fine spettacolo. Capelli sugli occhi ed occhi chiusi, la sua effettistica rimane una delle migliori, decade scorsa ed attuale. E la scelta dei brani è calibrata per coprire tutto il repertorio della band: tre pezzi da “Stanze”, quattro da “Lungo i bordi”, sei da “Da qui”, tre da “Club Privè” più l’inedito Esercito di Santi. Una porzione sufficiente per parlare di sé e di ciò che i MV hanno rappresentato per il (post) rock italiano. Una “sorsata” abbondante ad alto grado alcolico che ha il sapore della speranza che tutto ciò non sia solo una parentesi nostalgia, che davvero i Nostri tornino in studio e pubblichino musica nuova, che Emidio, Vittoria ed Egle non si rassegnino al fatto che “è venuto il momento di andare e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato”. Perché ormai di Mimì e dei Massimo Volume abbiamo avuto il tempo di sapere tutto. E dunque abbiamo bisogno di un “nuovo Dio” o, quantomeno, di un pugno di canzoni per fare pace col nostro lato più scuro e melanconico, quello bloccato dal silenzio, quello leggermente illuminato da una lampada, mentre “il vento piega gli alberi e tende i fili dove nessuno stende più la biancheria”.

SETLIST: Atto definitivo – Il primo Dio – La notte dell’11 ottobre – Seychelles ’81 – La città morta – Fuoco fatuo – Per farcela – Dopo che – Esercito di Santi – Altri nomi – Qualcosa sulla vita – Stagioni – Sul Viking Express – Vedute dallo spazio – Ororo —bis— Alessandro – Ronald, Tomas e io – Manhattan di notte


(Massimo Volume live @ Circolo Degli Artisti)

A cura di Riccardo Marra