Colle Der Fomento – Adversus

Il cliché più famoso tra gli ascoltatori più anziani di hip hop è accusare un artista di “non essere più quello del suo primo album” o di quel mixtape di duecento anni fa, quando ancora nessuno lo conosceva e suonava solamente nei centri sociali per due lire anziché ai Wind Music Awards. La cosa strana è che quasi sempre quella che sembra una banalità da criticone corrisponde a verità, ed è purtroppo facilissimo vedere una carriera di un rapper crescere in popolarità in modo inversamente proporzionale alla qualità dei suoi testi e all’esigenza di comunicare qualcosa di significativo (sempre che la qualità ci sia stata fin dall’inizio). Ci sono le eccezioni che confermano la regola, e quella eccezione in Italia è universalmente riconosciuta col nome di Colle Der Fomento. Tre album pubblicati in un decennio e ora il quarto è arrivato dopo altri undici lunghi anni di silenzio discografico, in un momento in cui per stare a galla è necessario far uscire più roba possibile nel minor tempo a suon di street videoscrausi ed EP, col rischio di affondare altrimenti in un mare di Lil-young-qualcosa.

Le loro poche pubblicazioni però hanno portato a dischi incredibili, a nessun passo falso nell’intera carriera e a un’enorme fiducia e amore da parte dei seguaci del trio romano, dimostrato a ogni concerto nel corso degli anni (quelli sì, non sono mai mancati). Qualità e non quantità. Adversus, comparso quasi all’improvviso durante quest’autunno, è l’apice di questo percorso radicale e ribadisce in quattordici tracce come Danno e Masito siano due penne che trascendono dalla musica, dai discorsi sul boom bap contro le 808, dall’analisi delle metriche e di tutti questi orpelli che passano oggettivamente in secondo piano rispetto a una narrazione così densa come quella che ci propongono qui.

Non siamo di fronte a due semplici rapper e i loro giochi stilistici, ma a due uomini che sono riusciti a mettere nero su bianco con i loro mezzi racconti pesanti di vita, sulla paura della morte e l’angoscia di invecchiare, e soprattutto della lotta contro noi stessi ogni giorno. E poi sulle “questioni tecniche” ha già risposto Danno in una recente intervista: non ha senso cercare un nuovo stile di rappato a una certa età se si possiede già una propria formula consolidata, altrimenti diventa un vezzo stilistico inutile. Le scelte musicali sono mirate: così come i rapper americani saccheggiano dalla tradizione jazz e funky statunitense per le loro basi, “Adversus” trasuda tradizione italiana, quella delle library e delle colonne sonore di Ennio Morricone e Micalizzi.

È difficile invece parlare dei testi di questo album, l’unica cosa che si può fare in queste righe è consigliare vivamente di provare ad ascoltare con attenzione ogni pezzo, dalla title track a Polvere (dedicata all’amico scomparso Primo Brown) senza lasciarlo come sottofondo, perché difficilmente si può trovare qualcosa di più credibile in giro, in qualsiasi genere musicale in Italia in questo momento, dal cantautorato al rap: i Colle Der Fomento non cercano di abbindolarti o convincerti di qualcosa, semmai di farti riflettere. Soprattutto non cercano di prenderti per il culo, perché non prendono per il culo soprattutto loro stessi, ma sono onesti. Questo disco poteva essere un libro, ma il destino ha voluto che Danno e Masito facessero dischi. E questo, con molta probabilità, è il disco italiano dell’anno.

(2018, CDF / TAK Prod / Tuff Kong)

01 Storia di una lunga guerra
02 Eppure sono qui
03 Nulla virtus
04 Noodles
05 Lettere d’argento
06 Adversus
07 Penso diverso
08 Sergio Leone (feat. Kaos One)
09 Cuore più cervello
10 Nostargia
11 Miglia e promesse (feat. Kaos One)
12 Musica e fumo (Re-Edit)
13 Polvere (feat. Roy Paci)
14 Mempo

IN BREVE: 5/5