Destroyer – Ken

Dan Bejar non è più un ragazzino; è un pensiero talmente scontato da non meritare alcuna riflessione. E invece no: è una constatazione che, nel caso di Destroyer, progetto fortemente portato avanti da più di vent’anni da Bejar, vale la pena approfondire.

Destroyer, con all’attivo quindici album in studio, ha sperimentato musicalmente, trattato tematiche tutto sommato interessanti con liriche distaccate; ma, a eccezione della brevità sonora delle tracce (caratteristica mantenuta in quasi tutti i suoi lavori) non è mai riuscito a cristallizzarsi su un’identità ben definita, sia sonora che testuale. David Bowie, Bruce Springsteen, Cure, New Order, Leonard Cohen, Beatles, sono solo alcuni tra gli artisti cui ha sempre fatto riferimento il progetto canadese.

Neanche Ken fa eccezione in questo senso, a partire dal titolo: lo stesso Dan Bejar afferma di averlo preso in prestito dal titolo originario della traccia “The Wild Ones” dei Suede, negando al contempo alcun rimando musicale alla band inglese: sarà una coincidenza la familiarità del cantato dell’album con la fragilità timbrica di Brett Anderson.

A partire da qui, seguiranno una lunga serie di “prestiti”: “Nancy takes a bow, Sheila takes Manhattan”, in apertura di Cover From the Sun, sono linee prese in prestito un po’ da “Sheila Take A Bow” dagli Smiths e un po’ da Manhattan (nella rivisitazione di Frank Sinatra). In “Ken”, Destroyer passa dal rievocare Mark Twain in Sky’s Grey, all’autocitazione in Tinseltown Swimming In Blood, per far tornare nuovamente gli Smiths nelle chitarre marresquiane di La Regle Du Jeu (che, a sua volta è il titolo di un vecchio film francese).

Per carità, Dan Bejar non merita certo di essere massacrato per aver attinto avidamente a testi, atmosfere, arrangiamenti, titoli e tematiche di altri artisti: Liam Gallagher ha costruito interi testi di “As You Were” grazie a un’abile strategia di patchwork testuale e sta toccando i picchi di vendita più alti della sua carriera post Oasis (sic!). Chitarre, trombe, sax, synth, insomma, “Ken” è un album elegante, distaccato e sensuale, ma manca di quello slancio e di quell’impronta individuale che ci si aspetterebbe da un progetto cosi longevo come quello di Destroyer.

Dopo vari ascolti, dell’album sopravvive poco, quasi nulla e, ciò che è peggio, forse non trasmette neanche la voglia di ascoltarlo ancora. Infine, se lo scopo di Destroyer era quello di rappresentare, sotto forma di musica, la rivoluzione sonora inglese dell’epoca tatcheriana, trasponendola nei tempi moderni, è stato perseguito nel modo più impersonale possibile.

(2017, Merge / Dead Oceans)

01 Sky’s Grey
02 In The Morning
03 Tinseltown Swimming In Blood
04 Cover From The Sun
05 Saw You At The Hospital
06 A Light Travels Down The Catwalk
07 Rome
08 Sometimes In The World
09 Ivory Coast
10 Stay Lost
11 La Regle Du Jeu

IN BREVE: 2,5/5

Post correlati