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Failure – The Heart Is A Monster

theheartisamonsterA metà anni Novanta sembrava che i Failure ne avrebbero combinate delle belle. Avevano intrallazzi con Steve Albini, stavano nel giro dei Tool, nel ’96 pubblicavano “Fantastic Planet” che gli attirava addosso un sacco di attenzioni. Poi nel 1997 la band improvvisamente si scioglie e cordiali saluti a tutti. Il culto che stava crescendo rimane più un brusio di sottofondo nel marasma dell’ultimo decennio del secolo scorso. Sia Ken Andrews (voce e chitarra) che Greg Edwards (basso e chitarra) si dedicano negli anni seguenti a dischi solisti e altri progetti (gli Autolux, due album in quindici anni di vita) e nel 2014 riesumano l’antica creatura e scrivono un nuovo album.

C’è un grosso fermento creativo alla base di questo The Hearts Is A Monster, che sfocia in 18 tracce per 62 minuti di musica (un po’ troppo). Senza ricusare le prerogative stilistiche che li hanno generati, i Failure ammodernano suoni e produzione, ma l’etimo Nineties si sente e come. Le chitarre sono meno noisy, ma il connotato space-rock è sempre lì nelle scie astrali di pinkflodiana memoria che attraversano il complesso paesaggio sonoro (l’avvolgente I Can See Houses, Mulholland Dr.).

Là dove a squarciare la scena sono le asperità degli Shudder To Think vengono fuori brani in cui la dissonanza è la sintassi del riffing (Hot Traveler, Atom City Queen), ma sfidiamo a non trovare l’eco degli Amplifier di “Octopus” in Counterfeit Sky (pezzo migliore dell’album) o gli A Perfect Circle in A.M. Amnesia. C’è spazio anche per qualche reminiscenza del passato con Fair Light Era e The Focus, che non avrebbero stonato in “Fantastic Planet”.

C’è un però. Togliendo i 6 intermezzi intitolati Segue (la numerazione parte da 4, i primi tre stavano in “Fantastic Planet”), un limite delle restanti 12 canzoni di “The Heart Is A Monster” è che nessuna riesce a far schizzare gli occhi dalle orbite, anche quando sono lì lì per farla grossa, i Failure non compiono mai il guizzo definitivo. Tutto s’incasella poco oltre una sufficienza che, dopo 19 anni di silenzio, ha il dolce suono del successo.

(2015, Xtra Mile)

01 Segue 4
02 Hot Traveler
03 A.M. Amnesia
04 Snow Angel
05 Atom City Queen
06 Segue 5
07 Counterfeit Sky
08 Petting The Carpet
09 Mulholland Dr.
10 Fair Light Era
11 Segue 6
12 Come Crashing
13 Segue 7
14 The Focus
15 Otherwhere
16 Segue 8
17 I Can See Houses
18 Segue 9

IN BREVE: 3/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.