Godspeed You! Black Emperor – Luciferian Towers

Sfocati e informi, come le immagini proiettate durante le loro esibizioni, i Godspeed You! Black Emperor sono la prova che i mondi paralleli esistono e interagiscono con il nostro. Nessuno come i GYBE incarna il significato puro e autentico del collettivo: band, Not One Of Us As Strong As All Of Us Together, profeti apocrifi del millennio contemporaneo dalla formazione in costante mutamento, con Luciferian Towers mettono in scena l’ennesima trasposizione dell’inquietante marciume moderno.

Con l’assenza di una qualsiasi forma di comunicazione classica nei confronti del pubblico, il collettivo canadese spoglia il disco del minimalismo tipico dei precedenti album, lasciandogli  comunque il compito di trasporre in chiave sonora tutto il peggior disgusto che contraddistingue la società contemporanea. A far da ponte ai tre movimenti delle due suite, Bosses Hang Pt. I, II, III e Anthem For No State, Pt. I, II, III ci pensano Undoing A Luciferian Towers (main theme dell’album) e Fam/Famine.

In apertura, una manciata scarsa di minuti vestiti di armonie maggiori, preparano il terreno alle melodie angoscianti e febbrili, di Undoing A Luciferian Towers. Così, appaiono sul serio skyline urbani e palazzi spogliati da ferro e vetri, mentre i corni e le trombe risuonano e soffiano attraverso le tremila fessure di finestre in fiamme. Sequenze di cornamuse distorte sussurrano echi medievali che, come i sussurri provenienti da epoche lontane, non sono e non saranno mai uguali a se stessi.

La seconda suite Bosses Hang si apre e si chiude con sonorità sontuose che rievocano il folk celtico: esattamente in mezzo, una serie di riverberi e riff degeneranti formano un climax sotto cui avviene la caduta del re, “The expert fuckers who broke this world never get to speak again”. Fam/Famine è carestia, nell’accezione più cruda del termine: bambini soldato, meritocrazia arbitraria, foreste in fiamme. Sul finale, Anthem For No State è un trionfo di successioni armoniche, chitarre vibranti e tamburi massicci, mentre sullo sfondo tutto crolla, i palazzi, i re, gli stati, le foreste, i confini: “An end to foreign invasions, an end to borders”.

“Luciferian Towers” ha una durata molto più breve (44 minuti) rispetto agli album precedenti (la sola “Sleep”, da “Lift You Skinny Like Antennas To Heaven” del 2000, si estendeva per oltre 23 minuti di follia totale) e le sue sonorità hanno respiro molto più ampio rispetto alla malvagità dei suoni cui il collettivo canadese ha sottoposto il pubblico durante le loro ineguagliabili esibizioni live. Non una parola, nessun sermone urlato da predicatoti di passaggio o da uomini politici.

“Date i soldi ai ragazzini, lasciateli fare le loro dannate feste, date i soldi ai vecchi e fateli provare a scrivere le loro opere nonostante tutto, ma lasciate che la massa delle videostar della musica si azzuffi inutilmente, senza avere in tasca i soldi destinati dal governo alla cultura. Noi acquisteremo strumenti musicali per i detenuti del Quebec”. Così si espresse il collettivo musicale nel 2013, quando vinse il Polaris Prize con “Allelujah! Don’t Bend! Ascend!” nella categoria miglior album, ma non ritirò mai il premio.

“Luciferian Towers” è stato ispirato dalle seguenti grandi rivendicazioni: fine delle invasioni; fine dei confini; fine del complesso carcerario-industriale; cure mediche, casa, cibo e acqua riconosciuti come diritti umani inalienabili; gli stronzi che hanno sfasciato questo mondo non possono più parlare. Luciferian Towers non sarà esportato in Israele. Questo, nel 2017, è il vangelo secondo i GYBE.

(2017, Constellation)

01 Undoing A Luciferian Towers
02 Bosses Hang, Pt. I
03 Bosses Hang, Pt. II
04 Bosses Hang, Pt. III
05 Fam/Famine
06 Anthem For No State, Pt. I
07 Anthem For No State, Pt. II
08 Anthem For No State, Pt. III

IN BREVE: 3,5/5

A proposito dell'autore

Lejla Cassia
Redattrice

Catanese, 35 anni, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.

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