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Justin Bieber – Purpose

purposeTroppo facile avvicinarsi a un album di Justin Bieber con la sentenza di condanna in canna. Chi non lo ha preso per il culo per il suo pop smidollato adatto a orde di ragazzine sull’orlo di una crisi isterica? Chi non lo ha deriso per il suo star sempre al centro dell’attenzione più per gossip e bravate che per meriti artistici?

Chi è cresciuto a pane e chitarre guarda da sempre con repulsione a certi costrutti dell’industria dell’intrattenimento, ma ogni tanto bisogna mettere da parte i pregiudizi e valutare un album per ciò che è. Da qui a dire che all’improvviso Bieber sia diventato un genio artistico senza precedenti e che Purpose sia una pietra angolare del pop ce ne passa, ma è innegabile che il cantante canadese si stia affrancando dal suo passato e stia maturando.

Ben scritto e arrangiato meglio, “Purpose” è un buon esempio di new soul-pop da largo consumo. Ha un sound trendy e catchy senza per questo risultare pacchiano. Bieber si muove nel sicuro terreno del downtempo affiancato da una lista lunga così di collaboratori (tra cui Jason Boyd, suo braccio destro da anni, ma anche Skrillex, Diplo, Big Sean, Travis Scott) e compare come co-autore su tutte le tredici tracce.

La prima parte della tracklist contiene i brani migliori tra i richiami all’altro Justin, ovvero Timberlake (Love Yourself, Mark My Words, Company), buoni singoli-gancio (What Do You Mean?, Sorry) e slanci melodici che ricordano The Weeknd (No Pressure, che ha il ritornello migliore del lotto, I’ll Show You).

La seconda metà è più sottotono e priva di canzoni che destino grande interesse, eccezion fatta per Where Are U Now con Skrillex e Diplo e la cassa continua incalzante di Children.

Le architetture dei brani sono scarne con bassi e percussioni a sostegno quasi esclusivo della sua voce, adesso matura e molto duttile (sebbene siano palesi gli interventi in studio che la rendono perfetta, quasi innaturale): saltella tra falsetti e timbriche tinteggiando melodie costruite sì per far breccia ma neanche insignificanti come in passato.

Il nuovo Justin Bieber cavalca con astuzia l’onda del new soul-pop e riduce di molto la distanza abissale che lo separava da gente come The Weeknd e Lorde o i recenti Disclosure: perché dovremmo stigmatizzarlo?

(2015, Def Jam)

01 Mark My Words
02 I’ll Show You
03 What Do You Mean?
04 Sorry
05 Love Yourself
06 Company
07 No Pressure
08 No Sense
09 The Feeling
10 Life Is Worth Living
11 Where Are U Now
12 Children
13 Purpose

IN BREVE: 3/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.