Home RECENSIONI Lamb Of God – VII: Sturm Und Drang

Lamb Of God – VII: Sturm Und Drang

viisturmunddrangI Lamb Of God erano caduti in una crisi cronica con “Wrath” e il molle “Resolution”, dischi poco convincenti che poco o nulla avevano da spartire coi masterpiece della band, “Ashes Of The Wake” su tutti.

Sostanzialmente i cinque di Richmond non hanno mai cambiato la formula che li ha condotti nel 2004 dritti tra le braccia della Epic: riffoni striscianti e fiammeggianti che uniscono gli Slayer, il death metal scandinavo e una smaccata vena southern; un impianto ritmico pieno zeppo di accelerazioni e mid tempo con doppia cassa sparata a palla; una voce feroce e belluina che non concede mai nulla alla melodia. Con questo canovaccio la band si è trascinata fino a questo settimo tassello discografico intitolato VII: Sturm Und Drang.

Di impeto e tempesta qui ce n’è a profusione, per parafrasare il titolo. Non manca nulla del ricettario sopra descritto prontamente riproposto in quasi tutti i brani, ad esempio i tratti di Erase This (e non solo) li abbiamo già sentiti in “Sacrament”. C’è però da sottolineare quanto questi siano dei marchi di fabbrica che rendono lo stile della band riconoscibile e rinunciarvi equivarrebbe a rinnegare una parte di sé. Piuttosto qua e là i Lamb Of God mostrano una volontà di cambiamento, aprendo delle brecce melodiche nella cortina di ferro. Non è un caso se nel pezzo migliore dell’album appaia Chino Moreno dei Deftones: Embers è un’autentica novità tra gli spartiti del gruppo (c’è anche Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan nella conclusiva Torches). O si noti come l’inizio di Overlord sia parente prossimo degli Alice In Chains in vesti southern prima di esplodere in una cavalcata a rotta di collo. Anche questo è un bel colpo.

Sono sparuti spunti che danno varietà al flusso, la band, seppur scrivendo ottimi brani, va comunque spedita sempre sulla stessa strada che ormai conosciamo a menadito.

Produzione potente e impeccabile e persino un po’ patinata, “VII” è un album onesto e migliore delle recenti prove, per un gruppo con 15 anni di carriera e che ha già dato il meglio di sé. Di contro, a chi potrà sembrare l’ennesima minestra riscaldata sarà difficile dare torto.

(2015, Nuclear Blast)

01 Still Echoes
02 Erase This
03 512
04 Embers
05 Footprints
06 Overlord
07 Anthropoid
08 Engage The Fear Machine
09 Delusion Pandemic
10 Torches

IN BREVE: 3,5/5

Marco Giarratana
Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.