The Internet – Hive Mind

Quanta roba di qualità è uscita da quella crew dei miracoli che è stata l’Odd Future, o “OFWGKTA”, che dir si voglia? Dai lavori solisti sempre ad altissimo livello del capobanda Tyler, The Creator allo status semidivino acquisito da Frank Ocean, capace di sconvolgere un festival  come il Primavera Sound per il suo pacco, come se avessero dato forfait i Radiohead, passando per il rap conscious e cervellotico di Earl Sweatshirt, il collettivo musicale hip hop ha cambiato le regole del gioco a livello planetario, dando vita a un’estetica finora riservata ai gruppi alternative rock o ai fan di Mac DeMarco (tanto negli assurdi video quanto nell’abbigliamento ultra hipster), con grandi dosi di ironia e produzioni che hanno illuminato orde di millenial in procinto di fare musica, vedesi alla voce Brockhampton.

Uno dei volti principali dietro alle produzioni della Odd Future, oltre Tyler, è sempre stato quello di Syd, ragazza classe ’92 dall’enorme talento, che dal 2011 ha dato vita alla costola più soul e raffinata del collettivo: The Internet. Dopo due album, col terzo lavoro “Ego Death” (2015) arriva la consacrazione a livello mondiale che fa passare definitivamente gli Internet da “il progetto della ragazzina con i capelli corti nascosta dietro ai rapper” a band nominata come Best Urban Contemporary Album ai Grammy Awards del 2016 (senza vincerlo, a differenza di Frank Ocean tre anni prima).

Hive Mind è la naturale prosecuzione del sound messo a punto con “Ego Death”: siamo nello stesso mare nu soul/r’n’b moderno in cui ci capita di sguazzare sempre più spesso negli ultimi anni, tra stelline come Ibeyi, Jorja Smith, Tinashe e via dicendo, ma c’è qualche peculiarità in più che rende gli Internet qualcosa di sonoramente speciale. Sarà lo stare in mezzo a due mondi, uno di loop e sample programmati e l’altro di strumenti acustici veri e propri, soprattutto il basso di Patrick Paige II, che tira come un carro di buoi nei pezzi da ballo” come Roll (Burbank Funk) e Beat Goes On. Sarà il falsetto di Syd, dalla voce tutt’altro che poderosa ma comunque calda e convincente, come se stesse sussurrando proprio al tuo orecchio di venire a casa con lei in Come Over o Stay The Night.

Più semplicemente, si respira durante l’ascolto un’aria di libertà e collettività grazie alla quale si suona quel che si vuole, a seconda dell’ispirazione, e ognuno contribuisce con le proprie idee (spesso geniali, se si ha in squadra un chitarrista e compositore come Steve Lacy) mettendo da parte le scale gerarchiche e l’ego, come auspicava il titolo dell’album precedente.

Il risultato è il disco più intelligentemente sexy del 2018, molto meno scontato e standardizzato rispetto alla maggior parte della roba d’oltreoceano che ci entra ultimamente dentro le orecchie, da affiancare ai (capo)lavori provenienti dagli ex-Odd Future, come “Flower Boy” e “Channel Orange”.

(2018, Columbia)

01 Come Together
02 Roll (Burbank Funk)
03 Come Over
04 La Di Da
05 Stay the Night
06 Bravo
07 Mood
08 Next Time / Humble Pie
09 It Gets Better (With Time)
10 Look What U Started
11 Wanna Be
12 Beat Goes On
13 Hold On

IN BREVE: 4/5